Enciclopedia delle armi - a cura di Edoardo Mori
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Trappole

 

Trappole

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E' del tutto probabile che il futuro ci porti ad un eccesso di animali nocivi ed immondi, quali ratti, piccioni, storni, portatori di inquinamento e di gravi malattie per l'uomo e gli altri animali.
L'alterato equilibrio ecologico (inevitabilmente collegato al carico demografico su di un certo habitat), gli improvvisi mutamenti climatici, renderanno sempre più probabili improvvisi aumenti nelle popolazioni di questi ed altri animali, che potrebbero rappresentare un pericolo serio. Non dimentichiamo che noi non siamo affatto immuni di fronte a quelle malattie portate dai topi nelle loro migrazioni e che fino al 1600 hanno periodicamente distrutto parte dei popoli degli stati europei.
Siccome non è pensabile di affrontare questi animali con le armi convenzionali, credo sia interessante vedere come i nostri antenati risolvevano il problema mediante l'uso di trappole e lacci e cioè con mezzi assolutamente naturali ed ecologici, compatibili con l'ambiente ed atti a favorire la selezione naturale. Ricordo che, del resto, in altri paesi europei, con antica tradizione venatoria, le trappole per la cattura di nocivi o di animali da abbattere sono del tutto leciti. In Italia è vietata la produzione, vendita e detenzione di trappole per la fauna selvatica e il loro uso venatorio; non sono vietate le trappole non destinate alla fauna selvatica. E' consentito usare trappole per catturare topi, talpe, arvicole (che non sono animali tutelati) e per le attività di cattura od uccisione per scopi non venatori (eliminazione di animali malati, cattura di uccelli negli aeroporti, riduzione di popolazioni sovrabbondanti, ecc.)
I mezzi diversi dalle armi, usabili per la cattura di animali sono:
- i lacci
- le trappole
- il vischio
- le reti
La concreta realizzazione di questi mezzi non segue regole precise; i nostri antenati erano maestri nello sfruttare nel modo più sapiente l'ambiente e le piccole cose che esso offriva e tutti gli apparecchi che descriveremo richiedono di essere adattati, per costruzione e sistemazione, alla specifica situazione. Il che richiede, oltre alla conoscenza dell'ambiente, una profonda conoscenza delle abitudini degli animali.
Si consideri, ad esempio, che il topo è uno degli animali più difficili da catturare e che con lo stesso modello di trappola è difficile catturare oltre qualche esemplare di una popolazione di topi: dopo un po' essi imparano a riconoscerla. Una trappola in cui è stato ucciso un topo deve essere ripulita sulla fiamma perché altrimenti gli altri topi la eviteranno accuratamente.
Tutti i mammiferi sono poi estremamente diffidenti nei confronti dell'odore dell'uomo ed è difficile farli avvicinare ad una trappola che non sia stata adeguatamente "mascherata". In genere i cacciatori si servivano di miscele di prodotti maleodoranti, di cui vi risparmio le ricette!
>Anche la cattura di animali nocivi richiede la stessa applicazione, lo stesso spirito di osservazione, la stessa pazienza, la stessa esperienza che debbono guidare il vero cacciatore.
Il rispetto per l'animale, anche se nocivo, impone di studiare sistemi che, per i modi di applicazione ed intervento, provochino una morte rapida e senza inutili sofferenze. Anche se qui, per completezza, illustreremo ogni tipo di trappola, sia chiaro che solo alcune rispondono a tale requisito. Altre potranno essere usate solo se si è sicuri di poter liberare o finire l'animale poco tempo dopo la sua cattura nella trappola.
I lacci
Lo strumento più antico e di uso più semplice è indubbiamente il laccio. Esso può assumere due forme.
- il laccio fisso in cui l'animale si va ad infilare e che si stringe attorno al suo corpo, immobilizzandolo o strangolandolo per effetto della trazione che esercita lo stesso animale;
- il laccio mobile che si stringe attorno al corpo dell'animale per effetto di una forza esterna; questa può essere costituita dalla forza di un albero piegato oppure da un contrappeso.

Il materiale con cui costruire il laccio varia a seconda del peso della prevedibile preda e della possibilità o meno che essa possa aver modo di tagliarlo con i denti (un topo riesce a rosicchiare ogni cosa salvo il ferro!). Un laccio mobile potrà essere formato da una corda o da una striscia di cuoio, ma in genere si preferisce ricorrere a lacci metallici; lacci molto robusti possono essere costruiti con il cordino dei freni delle biciclette (che però nei lacci fissi tende a riallargarsi). Gli esperti consigliano in genere di usare i sottili fili di rame che compongono un cavo elettrico, ritorti nel numero sufficiente ad assicurare la richiesta tenuta.
Il laccio fisso va posto in aperture di tane o staccionate o su stretti sentieri in cui l'animale deve passare necessariamente, in modo che al suo passaggio, si stringa attorno al suo corpo. L'altezza dal suolo e la larghezza del cappio devono ovviamente essere adattate alla prevedibile preda.
Il laccio mobile richiede un sistema di scatto ed è la costruzione di questo che farà la differenza.
I sistemi di scatto sono moltissimi, limitati solo dalla fantasia e dall'inventiva di chi opera. Un raffinato potrebbe persino usare un sistema a fotocellula oppure recuperare il meccanismo di scatto di una carabina con stecher e usare quello, ma noi ci limiteremo ad illustrare i meccanismi costruiti sul posto con pochi pezzetti di legno, quali usati da ogni trapper degno di questo nome.
Quello di impiego pressoché universale è rappresentato nella figura che segue; esso è formato da un cilindretto di legno con una tacca ad angolo retto. Il cilindretto viene legato alla corda tenuta in tensione dalla forza esterna (albero o ramo piegato, contrappeso) e, facendo forza, viene agganciato ad uno spuntone o perno sporgente da un tronco o da un piolo. All'altro lato del cilindretto viene fissato un filo di strappo o d'inciampo o lo stesso cappio: quando l'animale inciampa nel filo che attraversa il sentiero o lo tira per prendere l'esca, o infila la testa nel cappio, il cilindretto scivola dallo spuntone che lo trattiene, liberando così la corda sotto trazione.
Il filo di strappo può talvolta essere sostituito da una bacchetta fissata perpendicolarmente al cilindretto e che, urtata, lo fa ruotare su suo asse.
L'abilità del costruttore consiste nel dosare esattamente l'attrito cilindretto-perno, in modo che lo sgancio non avvenga prematuramente per un colpo di vento o per il passaggio di un animale di taglia molto inferiore a quella prevista.
Il meccanismo può essere reso estremamente sensibile se il perno viene sostituito da una rotella o da un cuscinetto a sfera.
La figura che segue rappresenta lo schema di massima di ogni laccio mobile. In questo caso il cappio è fissato alla corda di trazione e lo scatto si sgancia quando l'animale inserisce il capo o una zampa entro di esso.

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Il ramo o l'albero piegato hanno la funzione non solo di strangolare l'animale, ma anche di sollevarlio in alto al riparo da altri predatori. Se non vi è questa esigenza, il ramo può esserre sostituito da un peso:

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Le figure seguenti mostrano particolari del sistema di scatto

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Esempio di utilizzo del filo a strappo

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La figura mostra come cappio e filo di strappo possono coincidere

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Invece del laccio può essere usata una rete per catturare viva la preda che calpesti la rete.

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Invece del filo a strappo, l'esca può essere inserita direttamente sul cilindretto

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Per la cattura di uccelli si è fatto ricorso a mezzi semplificati; tra questi il più diffuso tra i popoli primitivi è l'archetto che ha la struttura illustrata nella figura che segue

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Un ramo viene ripiegato e ad esso viene collegato un filo doppio che passa attraverso un foro o una fessura ricavata nel tronco. Dal lato opposto il filo presenta un nodo che si troverà all'uscita del foro. Sul foro e sul nodo viene appoggiato un bastoncino leggero ed appuntito che viene trattenuto in posizione orizzontale dalla tensione del filo. La parte finale del filo viene poi allargata ad anello sul bastoncino. Quando un uccello si posa sul bastoncino, attratto da adeguata esca, il bastoncino cade, liberando il nodo ed il filo, e l'uccello rimane intrappolato per le zampe.
Invece del ramo si può utlizzare anche un peso


Invece di un ramo può essere utilizzato un bastone curvato ad arco e fissato poi al terreno.
Il congegno può essere meccanizzato secondo lo schema che segue

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In cui si utilizza la forza di una molla. Il tutto può essere mimetizzato entro un tubo o una canna di bambù ed essere piantato ove occorre.
Lo stesso principio era usato in trappole usate un tempo per catturare i falchi e che usavano la forza di un elastico o di una molla.

Talvolta la trappola assume la forma illustrata qui sotto in cui la corda circonda il posatoio con l'esca e viene guidata attorno alle zampe dell'animale da una corona di penne.
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