
L'evoluzione delle materie esplodenti dopo l'invenzione della
polvere nera (circa 1250) riprende con Berthollet che nel 1788 scopre il clorato
di potassio ed inizia esperimenti per sostituirlo al salnitro nella polvere nera.
Poco dopo Howard scopre il fulminato di mercurio (1799) e Brugnatelli (1902) il
fulminato d'argento.
Nel 1831 Bickford inventa la miccia a lenta combustione per mine, che sostituisce
le cannucce di paglia riempite di polvere nera, usate fino ad allora assieme
a corde imbevute di salnitro ed incatramate.
Gli esplosivi moderni derivano però dalla scoperta della nitratazione
di sostanze organiche ottendosi il nitrobenzolo (1834), la nitronaftalina (1835)
e l'acido picrico (1843). Nel 1846 Sobrero scopriva la nitroglicerina e Schoenbein
il cotone fulminante; dalla prima sarebbero derivate le dinamiti a seguito della
scoperta di Nobel (1867) che essa poteva essere stabilizzata e resa maneggiabile
con un certa sicurezza mescolandola con sostanze inerti quali la farina fossile;
dal secondo le polveri senza fumo. Negli anni successive venivano scoperti il
tritolo, il tetrile, il T4 e la pentrite.
Gli esplosivi si distinguono dalle usuali sostanze combustibili per il fatto
che essi contengono, legata nella loro molecola, anche la sostanza comburente
(ossigeno) . Di conseguenza essi bruciano con altissime velocità di combustione
generando altissime pressioni pressoché istantanee.
Gli esplosivi si distinguono in e. deflagranti o da lancio ed e. detonanti;
questi ultimi in esplosivi da scoppio o dirompenti e in esplosivi da innesco.
La distinzione tra esplosivi da lancio ed esplosivi da scoppio o dirompenti
veri e propri non è di sostanza ma fondata sulla diversa velocità
di esplosione. Le polveri da sparo esplodono con velocità da 10 a 1000
mm/s con durata dell'ordine di decimi o centesimi di secondo (deflagrazione);
gli esplosivi con velocità da 2.000 a 9.000 m/s e durata dell'ordine
di micro o millisecondi; entro certi limiti è possibile ottenere che
un esplosivo da lancio esploda e che un esplosivo dirompente bruci.
Le materie esplodenti, da un punto di vista tecnico, si distinguono quindi
in:
1 - Esplosivi primari o innescanti I normali esplosivi non esplodono per effetto di normali sollecitazioni meccaniche
o per effetto del calore, ma bruciano o, al massimo, deflagrano. Per innescare
l'esplosione debbono venir impiegati degli esplosivi estremamente sensibili
alle azioni esterne e che detonano per effetto del calore o della percussione;
essi sono solitamente contenuti in modesta quantità in piccoli tubetti
metallici (detonatori). Tra questi esplosivi primari i più usati sono,
di solito miscelati fra di loro o con altre sostanze, il fulminato di mercurio,
l'azotidrato di piombo o d'argento, lo stifnato di piombo, il tetrazene, il
DDNP, ecc. (si legga anche quanto scritto più avanti trattando dei detonatori).
2 - Esplosivi secondari da scoppio o dirompenti Questi eplosivi vengono tradizionalmente distinti in militari e civili in
base a varie considerazioni (costo, manegevolezza, possibilità di lavorarli
o fonderli in forme prestabilite, conservabilità, ecc). Non si deve però
dimenticare che molti esplosivi militari finiscono poi sul mercato civile come
esplosivi di recupero e vengono mescolati fra di loro o con esplosivi civili.
Noti esplosivi militari sono il tritolo (o TNT) l'acido picrico (o Melinite,
Ekrasite), la pentrite (PETN), il tetrile (CE, Tetralite), l'esogeno (Hexogene,
T4, Ciclonite, C6); essi vengono usati da soli o mescolati tra di loro in vario
modo o con altre sostanze (ad es. polvere d'alluminio) che ne migliorano ulteriormente
le prestazioni.
Quando gli esplosivi vengono mescolati con sostanze plastiche quali vaselina,
cere o polimeri sintetici, si ottengono gli esplosivi plastici; quando vengono
gelatinizzati si ottengono le gelatine, di consistenza gommosa o pastosa. Proprio
in questa categoria si riscontra uno degli esplosivi più potenti e cioè
la gelatina esplosiva formata per oltre il 90% di nitroglicerina e per il resto
da cotone collodio. Negli Stati Uniti sono noti gli esplosivi plastici a base
di T4 e noti con il nome di C (T4 e vaselina, olio minerale), C2 (T4 e nitrocellulosa),
C3 (T4, nitrocellulosa , binitrotoluolo e tetrile), in cui la lettera C sta
per "compound" o "composition".
In campo civile si impiegano esplosivi da mina a base di nitrato d'ammonio
o di potassio (specie quali esplosivi di sicurezza per miniera) o gelatina gomma
a base di nitroglicerina e cotone collodio, o dinamiti a base di nitroglicerina
e sostanze inerti. Più raramente esplosivi a base di clorato di potassio
(chedditi). Per lavori di poca importanza si usa ancora la polvere da mina formata
da polvere nera in grossi grani. La polvere nera finemente granulata, viene
usata ancora in armi ad avancarica e per usi pirotecnici.
Fra tutti gli esplosivi secondari, quelli che possono presentare pericoli nel
maneggio e nel trasporto sono le gelatine e le dinamiti contenenti la nitroglicerina
poiché questa può trasudare dal composto (specialmente per effetto
del gelo) e quindi esplodere anche per urti modestissimi. 3 - Polveri da sparo senza fumo Esse vengono impiegate per il lancio di proiettili in armi leggere e si distinguono
in polveri alla nitrocellulosa (a semplice base) ottenuta dalla nitratazione
mediante acido solforico ed acido nitrico di cotone o cellulose o alla nitroglicerina
(a doppia base) ottenuta gelatinizzando la nitrocellulosa con la nitroglicerina
o altra sostanza. Le polveri più note di questa categoria sono la balistite
(nitroglicerina + cotone collodio) e la cordite (nitroglicerina + fulmicotone).
Per usi civili vengono ormai usate prevalentemente le polveri alla nitrocellulosa.
Cariche esplosive speciali Le cariche esplosive si distinguono in cariche cubiche o concentrate,
in cui l'esplosivo è ammassato in forma più o meno globulare,
e in cariche allungate che è ogni carica in cui l'esplosivo è
disposto in modo che la lunghezza della carica sia almeno quattro volte la sua
sezione minore, come ad esempio avviene in un foro nella roccia.
Se la base di appoggio di un blocco di esplosivo viene scavata in modo da
ricavare una cavità emisferica o parabolica gli effetti dell'esplosione
si concentrano, come i raggi di uno specchio parabolico, in corrispondenza della
cavità, aumentandone l'effetto distruttivo. Se il blocco è circolare
si parlerà di carica cava circolare; se il blocco è a forma
di parallelepipedo (una specie di coppo), si parlerà di carica cava
allungata.
Le cariche cave vengono utilizzate per operazioni di perforazione e taglio
o per scavare buchi.
Talvolta l'esplosivo viene confezionato in tubi di acciaio di un metro o due
di lunghezza, innestabili l'uno sull'altro, per aprire varchi in reticolati
o campi minati o per demolizioni varie (tubi esplosivi, bangalore torpedoes)
Le cariche possono essere interne, se collocate a riempire una cavità
del corpo da demolire (foro da mina e camera da mina se vuote, petardo e, rispettivamente,
fornello, quando caricate), oppure esterne quando vengono semplicemente
appoggiate al corpo da demolire.
Normalmente sia le cariche interne che quelle esterne vengono intasate (cioè con idonei materiali, quale sabbi, terra, coperture,ecc.) si crea
una resistenza sul lato opposto a quello su cui deve svolgersi l'opera di demolizione.
L'esplosione La potenza di un esplosivo ed i suoi effetti dipendono da vari fattori, quali
la velocità ed il calore di esplosione, la quantità di gas prodotti,
influenzata dalla temperatura di esplosione, e le conseguenti pressioni realizzabili.
Esplosivi ad alta velocità di detonazione hanno maggori effetti distruttivi
anche per semplice contatto (effetto brisante), potendo tranciare di netto piastre
e sbarre metalliche; esplosivi che producono molto gas sono più idonei
in campo civile (cave, gallerie, ecc.) in cui occorre sfruttare l'effetto di
distacco. In campo militare si useranno prevalentemente i primi per il caricamento
di bombe o di proiettili, sfruttando sia l'effetto dell'onda di pressione iperrapida
sviluppata, che gli effetti prodotti dalla schegge, sia per opere di sabotaggio
appoggiando direttamente l'esplosivo sul manufatto da distruggere; in campo
civile gli esplosivi verranno impiegati con cariche intasate, vale a dire inserite
in fori scavati nella roccia o nel terreno. Come si è detto però
gli usi sono in larga parte scambiabili e ogni esplosivo militare potrebbe essere
efficacemente usato per lavori civili e viceversa; la stessa polvere da sparo,
se opportunamente intasata e compressa in recipienti, può servire per
confezionare ordigni esplosivi (vedi sotto).
La prova più usata per determinare la potenza di un esplosivo consiste
nel farlo esplodere entro un grosso blocco di biombo (blocco di Trauzl) e nel
misurare poi il volume della cavità creatasi. In base ad essa, se si
assume che la gelatina esplosiva abbia il valore eguale a 100, si ha la seguente
scala di valori per gli altri esplosivi:
Gelatina esplosiva, 100
T4, 90
Pentrite, 80
Tritolo, 50
Fulminato di mercurio, 20
Polvere nera, 7
Generalmente in campo militare, e per opere di demolizione, si preferisce calcolare
il coefficiente di equivalenza rispetto al tritolo, posto eguale ad 1. Si avrà
in questo caso:
Tritolo, acido picrico, miscele a base di dinamite, gun-cotton, 1
Gelatina esplosiva, 0,7
C2 e C3, T4, pentrite, 0,8
Tetrytol, tritolite, pentrolite, 0,9
Nitroammido, dinamite, 1,2
Esplosivi al nitrato d'ammonio, 1,4
Polvere nera da mina, 2,3
Vale a dire che agli effetti pratici Kg 2,3 di polvere da mina equivalgono a
Kg 1 di tritolo (varia ovviamente la velocità di esplosione e quindi
l'effetto di brisanza dell'esplosione).
I volumi di gas prodotto possono essere pari a 10.000 - 30.000 volte quelli
iniziali con temperature fino a 3000 gradi e le pressioni raggiungibili arrivano
normalmente attorno alle 20.000 atmosfere con picchi di 150.000 atmosfere.
L'esplosione dà luogo ad un'onda esplosiva od onda di pressione, con
effetti a breve ed a lunga distanza. A lunga distanza si crea un'onda di pressione
dipendente dal mezzo circostante (nell'aria si ha lo spostamento d'aria, nell'acqua
uno scoppio subacqueo) che si propaga creando una sovrapressione di parecchi
bar, seguita da una fase più lunga di depressione (risucchio) che naturalmente
non può essere superiore alla pressione atmosferica di un bar. L'onda
di pressione che incontra un oggetto produce delle lesioni che possono poi venir
aggravate dall'onda di risucchio; ad esempio un muro può essere lesionato
dall'onda esplosiva e poi fatto cadere dall'onda di risucchio o retrograda.
Una persona viene scaraventata a terra. E' per tale fenomeno che gli effetti
di una bomba possono apparire diversi da quelli dettati dalla comune esperienza;
ad esempio l'esplosione di una bomba in una strada può far ritrovare
le saracinesche dei negozi e le vetrine sventrate verso l'esterno, le pareti
crollate verso la strada ed il tetto scoperchiato verso l'alto. L'onda di risucchio
creata dall'aria che ritorna violentemente verso il centro dell'esplosione può
dar luogo a una successiva onda rimbalzante all'indietro, ma di non rilevante
potenzialità.
Quando l'esplosione avviene nel terreno, si creano in esso delle vibrazioni
con onde d'urto simili a quelle di un terremoto, che possono cagionare lesioni
agli edifici o che possono avere l'effetto di una mazzata su di una persona
a contatto con la superficie investita (una bomba che scoppia sotto una nave
può provocare lesioni a coloro che si trovano sulla sua tolda per il
solo effetto dell'urto). E' per questo motivo che chi si trova a breve distanza
da un'esplosione deve stendersi a terra avendo però l'avvertenza di reggersi
solo sulle punte dei piedi ed i gomiti: in tal modo evita lo spostamento d'aria,
l'ondata di calore e l'onda d'urto trasmessa dal terreno.
A breve distanza invece, l'esplosione agisce direttamente con onde d'urto
pulsanti che attraversano l'oggetto e vengono riflesse dalle sue superfici libere
così che si creano in esso sovratensioni che ne provocano la rottura.
Questo effetto viene sfruttato particolarmente nelle granate anticarro in cui
una carica di esplosivo viene fatta esplodere contro la blindatura; ciò
provoca il distacco di porzioni del lato interno di essa con proiezione devastante
di frammenti. All'esplosione segue normalmente una fiammata con possibile proiezione
di corpi incandescenti che possono provocare incendi nonché una irradiazione
di calore che può essere la causa di ustioni da irradiazioni (ustioni
da lampo) e di possibili incendi (può infiammare gli abiti di persone
presenti in un certo raggio).
Nel caso di esplosivo caricato in contenitori metallici (mine, bombe, proiettili,
ordigni esplosive), o di bombe chiodate create legando grossi chiodi attorno
ad un nucleo di esplosivo, vi è l'ulteriore effetto della proiezione
di frammenti metallici di varie dimensioni (schegge), ad una velocità
che varia dai 1000 ai 1500 m/s; la distanza di proiezione varia naturalmente
a seconda delle dimensioni della scheggia, del suo peso e della sua forma. Frammenti
minuti ma aventi elevata velocità possono cagionare lesioni più
ampie di quelle prevedibili.
Esplosione "per simpatia"
Tra i profani è diffusa l'opinione che uno scoppio possa far esplodere
spontaneamente esplosivi che si trovino nelle vicinanze. In effetti il fenomeno
dell'esplosione per influenza è abbastanza limitato e condizionato dalla
distanza tra le due cariche di esplosivo, dalla violenza dell'esplosione e dal
mezzo in cui viaggia l'onda d'urto (aria, roccia, metallo), dalla sensibilità
dell'esplosivo (ovviamente se la seconda carica è munita di detonatore,
o di una spoletta sensibile alle vibrazioni, l'effetto simpatia potrà
verificarsi a maggior distanza).
Esperimenti eseguiti con cartucce di gelatina esplosiva hanno stabilito, a
titolo di esempio, che per aversi effetto simpatia esse debbono essere a non
più di 60 cm se appoggiate su di una lastra metallica, a non più
di 30 cm se appoggiate su terreno consistente, a non più di 10 cm in
acqua. In aria l'effetto simpatia non si ha oltre pochi millimetri.
In genere si assume che non vi sia esplosione per simpatia di esplosivi non
innescati che si trovino ad una distanza superiore a tanti metri quanti sono
i chili di esplosivo del primo scoppio.
Gli accessori
Nell'impiego pratico degli esplosivi occorre usare anche alcuni mezzi che
servono per provocare l'esplosione nei modi e tempi voluti. Già abbiamo
visto che solo la polvere nera può essere fatta esplodere per semplice
accensione a mezzo di una miccia; per gli altri esplosivi (salvo casi particolari
in cui può bastare un forte calore) occorre un mezzo d'innesco che normalmente
è il detonatore; esso è costituito da un tubicino metallico chiuso
da un lato e contenente una miscela di esplosivi primari. In alcuni casi, specie
usando esplosivi poco sensibili, nel detonatore è contenuto, sotto a
quello primario, anche uno strato di esplosivo secondario molto potente; in
altri casi il detonatore viene collegato ad un separato detonatore secondario
costituito da un quantitativo variabile da pochi grammi fino ad un chilo di
esplosivo potente (Pentrite, T4, TNT).
I detonatori sono numerati secondo una scala che va da 1 a 10, a seconda della
loro forza, calcolata come se essi fossero caricati solo con fulminato di mercurio.
Di regola vengono usati detonatori del nr. 8 corrispondenti a 2 gr di fulminato.
I detonatori vengono fatti esplodere mediante una miccia, che viene infilata
nell'estremità libera e fissata schiacciando il tubicino attorno ad essa
con una apposita pinza (qualche "eroe" usa anche i denti!). Altrettanto
usati sono i detonatori elettrici in cui l'accensione è provocata da
un filamento circondato da una miscela incendiaria e che viene reso incandescente
al passaggio di una corrente elettrica. Talvolta il filamento è separato
dal detonatore e viene inserito in esso come una miccia (accenditore elettrico).
La corrente elettrica viene prodotta da un apposito apparecchio detto esploditore.
Per ordigni militari (mine, bombe, proiettili) il detonatore è sostituito
dalla spoletta, che contiene, oltre alla carica primaria, meccanismi e dispositivi
vari che ne provocano la detonazione al momento voluto.
I detonatori sono molto sensibili agli urti e debbono pertanto essere maneggiati
con cautela. Essi non vanno mai conservati o trasportati assieme all'esplosivo.
Le micce servono per trasmettere a distanza, ad un detonatore o all'esplosivo
direttamente, la fiammata oppure l'onda d'urto di accensione. Si distinguono
in miccia ordinaria a lenta combustione (miccia lenta) e in miccia detonante.
La prima è una specie di corda del diametro di 5 o 6 mm, rivestita
di sostanze impermeabilizzanti e contenente un'anima di polvere nera finissima.
Accesa ad un estremo essa brucia alla velocità media di 110-130 secondi
per metro lineare. Essa viene usata per provocare l'esplosione dopo un certo
tempo di ritardo.
La miccia detonante contiene, al posto della polvere nera, un'esplosivo secondario
ad alta velocità di detonazione. Una volta erano impiegati il tritolo
o l'acido picrico, ormai sostituiti dalla pentrite che assicura una velocità
di detonazione di 6000-6500 m/s.
La miccia detonante non viene accesa, ma fatta esplodere con un detonatore,
a sua volta acceso elettricamente o con miccia lenta. Essa serve per far esplodere
contemporaneamente più cariche esplosive distanti una dall'altra. Non
va confusa con la miccia istantanea o a rapida combustione, usata allo stesso
scopo, che è una normale miccia a base di polvere nera che brucia però
con una velocità di 50-100 m/s. e trova impiego esclusivamente in campo
militare Gli accendimiccia sono dei normali spezzoni di miccia a lentissima
combustione (600 secondi per metro lineare), che emettono un forte dardo di
fiamma e consentono di accendere più micce lente, una dopo l'altra e
in condizioni meteoriche avverse.
Esistono infine accenditori a strappo che si infilano sulla miccia e consentono
di accenderla per frizione.
Esplosivistica giudiziaria I problemi che si presentano al perito esplosivista consistono nell'individuare:
- il tipo di esplosione (concentrata da esplosivo, o diffusa per altre cause, quali la presenza in un ambiente di miscele gassose o polverulente)
- il tipo di esplosivo impiegato
- il quantitativo di esplosivo impiegato
- il tipo di ordigno
- il sistema usato per provocare l'esplosione
- se una persona abbia maneggiato esplosivo
Nella comune opinione si tende a ritenere che per confezionare un ordigno
esplosivo o per commettere un attentato occorrano particolari conoscenze tecniche;
in effetti non è particolarmente difficile procurarsi dei prodotti esplosivi
e le conoscenze tecniche necessarie sono alla portata di qualunque persona che
non sia analfabeta; l'unica qualità che veramente occorre è una
grande prudenza, per non far la fine di Feltrinelli! Gli esplosivi civili vengono
usati in ingenti quantitativi e qualsiasi fuochino, che può eseguire
delle volate che impiegano ogni volta anche quintali di esplosivo, non incontra
nessuna difficoltà a farne sparire qualche chilo assieme ad alcuni detonatori.
Comunque vi sono numerosi prodotti chimici in commercio per fini del tutto
leciti e che, con modeste trasformazioni, possono essere usati come esplosivo.
Ad esempio l'attività terroristica irlandese si è basata in larga
parte su questi prodotti miscelati secondo varie "ricette": clorato
di sodio e zucchero, clorato di sodio e nitrobenzene (questo usato nei lucidi
da scarpe e nella concia del cuoio), nitrato d'ammonio (concime chimico) e nafta,
zucchero e dicloroisocianato di sodio (usato per disinfettare piscine e locali
di mungitura), zucchero e clorito di sodio (un candeggiante) , zucchero e nitrato
di sodio (usato in insaccati) o di potassio (fertilizzante, disinfettante),
ecc.
Molti di questi prodotti sono venduti con nomi commerciali e talvolta la vera
composizione non si ricava dalla confezione. Il nitrato d'ammonio è usatissimo
come concime chimico e in Irlanda le Autorità sono giunte a vietare i
concimi che ne contenevano più dell'80%. Il clorato di sodio viene venduto
come diserbante.
Polvere nera e miscele a base di clorato di potassio possono essere recuperate
da artifici pirotecnici; una potente carica di tritolo è contenuta, assieme
a polvere nera, nei razzi antigrandine.
Con modeste conoscenze di chimica e molta incoscienza, si possono produrre
con tutta facilità prodotti detonanti come il fulminato di mercurio,
e un tecnico di laboratorio non ha difficoltà a produrre esplosivi potenti
quale l'acido picrico; è alquanto facile produrre la nitroglicerina,
ma ne è estremamente pericolosa la manipolazione.
Facilmente reperibile è poi la polvere da sparo senza fumo, usata per
caricare le cartucce; essa può servire per confezionare ordigni esplosivi
di scarsa forza dirompente ma pur sempre pericolosi per le persone. Si calcola
che la potenza di un ordigno caricato con polvere da sparo sia circa un quinto
di quella di un ordigno caricato con esplosivo militare. Una granata confezionata
con mezzo chilo di polvere in un recipiente di metallo o di vetro e frammista
a chiodi, bulloni, frammenti metallici, può provocare ferite nel raggio
di una decina di metri.
1 - Individuazione del tipo di esplosione e di bomba.
L'individuazione del tipo di esplosione è abbastanza facile per un
esperto in quanto in quella diffusa (miscele gassose, polveri) manca il tipico
focolaio dell'esplosione; per individuare invece il tipo d'esplosivo e di ordigno
occorre repertare nel modo più accurato, provvedendo a setacciare anche
il terreno e le eventuali macerie, tutti i frammenti, anche nel raggio di decine
di metri, e occorre eseguire prelievi di sostanza nel cratere dell'esplosione.
Dai frammenti si potrà risalire alla conformazione della bomba e da essi
potranno essere prelevati residui inesplosi di esplosivo, o residui della sua
combustione, da sottoporre ad analisi chimiche.
L'individuazione del quantitativo di esplosivo usato può essere fatta
ad occhio da persone molto esperte, purchè gli effetti di essi consentano
di farsi un'idea sulla potenzialità dell'esplosivo usato.
Se si conosce approssimativamente il quantitativo di esplosivo necessario
per ottenere un certo effetto, si potrà infatti dedurre dai danni cagionati
il quantitativo di esplosivo impiegato.
Sulla base dei dati forniti dalla letteratura sull'argomento, si possono indicare
le seguenti formule che, in relazione al materiale demolito ed alle sue dimensioni,
consentono di stabilire approssimativamente il quantitativo C di esplosivo,
in grammi, con coefficiente di equivalenza = 1 (vedi sopra), che è stato
impiegato in forma di carica esterna. Ovviamente in quei materiali in cui è
possibile applicare una carica interna, il quantitativo occorrente è
decine di volte minore.
Travi e pali di legno (travi sovrapposti si considerano come un unico
corpo)
Travi con sezione rettangolare e lati "a" e "b" in cm.
C = 1,7 ab (con intasamento)
C = 2 ab (senza intasamento)
Con sezione circolare e diametro "d" in cm
C = 1,7 d² (con intasamento)
C = 2 d² (senza intasamento)
Piastre metalliche ("a" indica la larghezza e "b"
lo spessore, assunto sempre superiore a 2)
Piastre semplici
C = 4,5 ab² (con intasamento)
C = 6 ab² (senza intasamento)
Piastre accoppiate con chiodatura o saldatura)
C = 4,5 a(b + 1) ² (con intasamento)
C = 6 a(b + 1) ² (senza intasamento)
Barre di ferro tonde o quadrate, posto "d" per indicare il
diametro o il lato
C = 4,5 d³ (con intasamento)
C = 6 d³ (senza intasamento)
Tubi o colonne di ferro vuote, posto "d" per il diametro
esterno e "s" per lo spessore del tubo, assunto sempre superiore a
2)
C = 15 ds² (con intasamento)
C = 20 ds² (senza intasamento)
Funi d'acciaio, posto "d" per indicarne il diametro
C = 7 (d + 1) ³ (senza intasamento)
Ferri profilati
Si applicano le stesse formule viste per le piastre, come se il profilato fosse
costituito dall'unione di più piastre semplici; per un ferro ad "L",
ad esempio, si calcola il quantitativo di esplosivo occorrente per ogni lato
e si somma il tutto.
Muri, posto "s" per indicarne lo spessore in cm, la carica
per ogni metro lineare di muro (di spessore non superiore al metro) sarà
C = 60s (con intasamento)
Cemento armato
Travi, pilastri
C = 3ab (per sezioni rettangolari, con intasamento)
C = 3d² (per sezioni circolari, con intasamento)
C = 4,5ab (per sezioni rettangolari, senza intasamento)
C = 4,5² (per sezioni circolari, senza intasamento)
Solette e muri, posto "a" quale lunghezza delle breccia e "b"
lo spessore
C = 3ab (con intasamento)
Tubi, posto "d" per il diametro esterno ed "s" per lo spessore
C = 10ds
Si tenga comunque presente che le formule indicate sono alquanto sovrabbondanti
in quanto studiate per ottenere un sicuro effetto di demolizione ad opera di
militari che non hanno problemi di rifornimento di esplosivi.In pratica un attentatore
ridurrebbe il quantitativo anche alla metà.
Per chi volesse semplificare ulteriormente il calcolo, si può ritenere
che per tranciare un trave di legno con esplosivo militare sistemato su di esso
o attorno ad esso, senza intasamento, occorrono tanti grammi di esplosivo quanti
sono i centimetri quadrati di sezione del tronco (cioè per un tronco
di 20 cm di diametro circa 300 grammi di esplosivo); per sbarre, travi, binari
in ferro occorre un quantitativo di circa 20 grammi per ogni centimetro quadrato
di sezione; per il cemento armato di circa 4 grammi per ogni centimetro; per
abbattere un muro si ritiene occorrano 60 grammi di esplosivo per ogni cm di
spessore.
Talvolta si può risalire al quantitativo di esplosivo in base al cratere
che l'esplosione ha lasciato sul terreno: la regola approssimativa, per quantiattivi non elevati, è
che una carica di esplosivo militare fatta esplodere appoggiandola su terreno
normale, vi provoca un cratere ad imbuto la cui profondità è pari
ad un cm per ogni 10 grammi di esplosivo. Le formule per risalire al quantitativo tritolo-equivalente in base la diametro del cratere indicano che esso ha un peso in kg pari al raggio del cratere in metri elevato al cubo (3 metri di diametro = circa 3 kg di esplosivo).
2 - Il tipo di esplosivo usato
Un esperto può individuare il tipo di esplosivo anche sulla base dell'odore
che si percepisce sul luogo dell'esplosione.
Però solo l'analisi chimica può consentire di individuare gli
esplosivi o la misceli di esplosivi usati. Trattasi di analisi chimiche sofisticate,
che debbono essere eseguite da esperti in chimica degli esplosivi. Passerà
alla storia della criminologia l'analisi effettuata dai laboratori di polizia
italiani sulla nave Moby Prince affondata a Livorno, al fine di scoprire l'esplosivo
usato per un'esplosione che non vi era mai stata: l'analisi, eseguita da incompetenti,
portò ad affermare che era scoppiata una bomba composta da una miscela
di una diecina (sic!) di esplosivi! Peccato però che nel luogo ove erano
stati raccolti i campioni da esaminare, non vi fosse alcun focolaio di esplosione!
3 - Il sistema usato per l'accensione
Salvo che esso possa essere individuato in basi a particolari considerazioni
logiche (una bomba fatta esplodere al passaggio di una determinata autovettura
è probabile che sia stata radiocomandata), solo il reperimento di frammenti
utili può consentire di stabilire quale congegno è stato usato:
miccia combusta, pezzi di congegni ad orologeria, parti di congegni elettronici.
In questo campo non vi è praticamente limite alla fantasia degli attentatori
i quali possono partire dai congegni a tempo rudimentali che usano una scatola
piena di fagioli che gonfiandosi nell'acqua fanno chiudere un circuito elettrico,
o un preservativo che viene perforato lentamente da una miscela corrosiva all'acido
solforico, per passare poi ai congegni ad orologeria fatti con una sveglia od
un orologio od un contaminuti, fino ai moderni circuiti integrati che consentono
di programmare data ed ora dell'esplosione con anticipi di giorni o settimane.
L'esplosione può poi essere provocata mediante altri congegni sensibili
alle più diverse sollecitazioni e reperibili in ogni negozio di elettronica:
sensori ad infrarossi che chiudono il circuito quando una persona si avvicina,
altimetri che fanno scoppiare la bomba quando l'aereo supera una certa altitudine
(naturalmente purché la bomba non si trovi in un locale pressurizzato),
cellule fotoelettriche che reagiscono alla luce, bussole che reagiscono a corpi
metallici od a campi magnetici, sensori a pressione od a strappo, termometri
che reagiscono alla temperatura, igrometri che reagiscono all'umidità,
e così via. Le esplosioni a distanza possono essere provocate mediante
cavi elettrici o mediante impulsi radio quali quelli lanciabili con i telecomandi
degli aereomodellisti i quali, consentendo la trasmissione di segnali codificati,
evitano anche il rischio di esplosioni premature per interferenze radio.
Di solito chi usa una bomba a tempo sofisticata, impiega anche un telecomando
per attivarla a distanza senza correre il pericolo di essere coinvolto in esplosioni
accidentali.
4 - Se una persona abbia maneggiato esplosivo
La chimica moderna consente delle analisi talmente sofisticate da rasentare
l'inverosimile e sono sufficienti particelle infinitesimali per eseguire analisi
utili: chi ha maneggiato esplosivo trattiene sicuramente sulla pelle, sugli
indumenti, tra i capelli, molecole della sostanza che, con opportune tecniche
possono essere prelevate ed individuate. Tracce di esplosivo penetrano anche
nel corpo umano ed è possibile evidenziarle anche alcuni giorni dopo
il contatto, mediante l'analisi del sangue.
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Bibliografia:
Camillo Belgrano, Gli Esplosivi, Ed. Hoepli, Milano 1973
C. Giorgio, Tecnica degli esplosivi - Impiego degli esplosivi (2 vol.), Ed.
Bianco, Udine 1964
H. von Dach, Der Totale Widerstand, Ed. SUOV (Schw.Unteroffiziersverband), Biel
1972
Ghersi, Ricettario Industriale, Hoepli, Milano 1902