Enciclopedia delle armi - a cura di Edoardo Mori
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La giustizia dell'assurdo

La giustizia italiana in materia penale (ma anche quella civile ha le sue magagne) raggiunge vertici impressionanti di assurdo. Vediamo qualcuna fra le principali assurdità.
- Il pubblico ministero può indagare chi gli pare e piace senza controllo; non vi è nessuna possibilità giuridica di far stabilire che il pubblico ministero si è sbagliato nell'indagare una certa persona, sia che abbia proprio sbagliato di persona, sia che abbia indagato un soggetto a carico del quale non vi è nessun indizio. I pubblici ministeri, aiutati dal codice di procedura penale poco chiaro, si sono dimenticati di stabilire la differenza fra sospettati indagati.
- Spesso si dice che un soggetto viene indagato per puro dovere formale! Non è vero, nel codice non esiste questa possibilità. O vi sono degli indizi a carico di una persona la quale andrà  indagata al solo fine di consentirle di difendersi, oppure si è di fronte semplicemente a una cerchia di sospetti. Quando viene ucciso una persona tutti gli abitanti di un paese possono essere sospettati, qualcuno può aver un movente, ma ciò non è prova di nulla, e si ha un indiziato solo se vi sono precisi elementi di fatto che ricollegano una persona con il delitto. Perciò è un puro assurdo giuridico, non previsto dal codice, che nel caso di morte in ambiente ospedaliero, vengano indagati tutti i medici e tutti gli infermieri; tra l'altro così tagliando alla base di ogni possibilità di sentirli come testimoni anche quando essi sono gli unici testimoni disponibili. In questo caso sono solo dei possibili sospetti e il pm il quale sostiene che è un atto dovuto indagarli per poter fare un accertamento tecnico, farebbe bene a cambiare mestiere. È il tipico caso di procedimento contro ignoti e si devono applicare le regole per questo tipo di indagine.
- Ogni notizia di reato che arriva al pm è soggetta al segreto istruttorio; normalmente vi è una persona denunziata la quale non può sapere né chi la ha denunziata né per quali fatti e quindi non si può difendere. È una situazione già dichiarata contraria ai diritti umani, già vietata da una direttiva europea, ma la giustizia italiana continua a far finta di nulla. L'indagato deve avere il diritto di difendersi fin dal primo istante ed ha il diritto in ogni momento di far accertare che il PM sta lavorando a vuoto o che è prevenuto o interessato.
- Il fatto che una persona è stata indagata è oggetto di segreto istruttorio e di segreto di ufficio; solo la persona indagata  e il suo difensore dovrebbero essere a conoscenza di ciò. Invece si vede tutti i giorni che il segreto non vale per il pubblico ministero il quale ne dà immediata comunicazione alla stampa. È un reato bell'e buono, ma non risulta che neppure una volta sia stata iniziata un'azione penale contro un pubblico ministero.
- Quando una persona viene indagata, anche se in modo totalmente sbagliato, egli è tenuto ad avere un difensore; in Italia è vietato difendersi da soli per non togliere il pane di bocca agli avvocati. Se egli pensa di non aver bisogno di un avvocato di fiducia e non lo nomina, il pubblico ministero gli nomina un avvocato di ufficio il quale deve poi essere obbligatoriamente pagato dall'indagato, anche se poi il processo non va avanti e quindi si accerta che l'indagato è innocente. È un principio contrario alla Costituzione che un organo dello Stato possa a suo piacimento far nascere un debito in capo a un cittadino, di solito per errore di quest'organo o sua incapacità di procedere o semplicemente per la smania di questo organo di far vedere che egli è attivo o che sa come colpire certe persone che la pensano in modo diverso da lui.
- Se il soggetto indagato non ha redditi sufficienti, può chiedere il patrocinio a spese dello Stato e nominare un avvocato di sua scelta che poi lo Stato di paga. Badate bene, forse non avete capito bene: se un onesto lavoratore che con i suoi guadagni riesce a mantenere la famiglia è indagato, lo Stato gli impone un difensore di ufficio, magari un principiante, e il lavoratore se lo deve pagare. Il disoccupato o l'extracomunitario può scegliersi il miglior avvocato sul mercato e lo Stato glielo paga! Situazione di sconvolgente illogicità ed ingiustizia. In altri Stati il gratuito patrocinio viene concesso solo se si rischia una condanna superiore ad un certo numero di mesi e solo se non mi è stata condanna. In Italia si si pagano le spese legali anche a chi combatte semplicemente per rinviare l'esecuzione della pena, a chi è già fuggito all'estero, a chi discute su come deve essere applicata la pena. In sostanza lo Stato paga le spese a chi combatte contro di lui, ma non dà nulla a chi è stato vittima dello Stato.
- Vi sono dei pubblici ministeri che mettono in moto processi sconclusionati in cui l'indagato viene poi assolto o che si prescrivono perché la giustizia non ha saputo fare in sette anni ciò che si poteva fare in sette mesi. Quasi sempre si assiste ad oscene forme di accanimento giudiziario in cui il pm si vede dar torto in primo grado, in secondo grado e in Cassazione senza che mai nessuno gli possa dire che è un cretino che deve smetterla.
Eppure alla fine di questo iter tormentoso, dopo che un soggetto è stato rovinato nella psiche e nel portafoglio perché si è dovuto pagare decine di migliaia di euro di avvocato, il cittadino assolto si tiene assolutamente tutti danni dal primo all'ultimo euro. Egli non ha diritto ad alcun risarcimento, non ha diritto al rimborso delle spese legali. In Europa sono rimasti tre Stati a non riconoscere questo diritto e fra di essi vi è ovviamente l'Italia. Per l'Italia è del tutto normale buttare milioni di euro per difendere persone manifestamente colpevoli, che magari hanno già ammesso di essere colpevoli, e non trovare i soldi per risarcire il danno a coloro che l'incapacità della giustizia di ben giudicare ha danneggiato e magari ridotto in povertà. Viene il sospetto che in Italia sia più meritevole buttare i soldi agli avvocati che darli ai danneggiati.

- L'Italia è uno dei pochi paesi in cui l'imputato che è stato assolto può essere chiamato a difendersi nuovamente, senza che vi siano fatti nuovi, di fronte a un giudice di appello o alla Cassazione. Ciò contrasta con il principio costituzionale secondo cui l'imputato si presume innocente se non è escluso ogni ragionevole dubbio sulla sua colpevolezza; è di tutta evidenza che se tre giudici hanno deciso che è  innocente, non ha senso portarlo davanti ad altre tre giudici i quali dichiarino che è colpevole, perché il fatto che su sei persone tre la pensano in modo diverso dagli altri tre dimostra che nel caso vi è un ragionevole dubbio. La questione è stata in effetti sottoposta a costituzionale, ma  a decidere poi è stato un ex pm ed ex ministro della giustizia il quale ha sostenuto questa bella tesi: che siccome ci deve essere parità delle parti e può ricorrere in appello l'imputato, deve poter ricorrere anche il pm! Pura baggianata perché non si può parlare di parità quando da una parte vi è un singolo che combatte per la sua esistenza e con i propri pochi soldi e dall'altra parte vi è la potenza dello Stato e dei suoi mezzi asservita alle fisime, o alla incapacità, o alla malafede di un pubblico accusatore. Ma nessuno ha avuto il coraggio di riproporre la questione alla corte costituzionale sebbene dall'epoca della sentenza vi sia stata un'enorme evoluzione in materia di tutela del diritto alla difesa e di valore del principio di innocenza. Se il pubblico ministero dovesse rispondere con i propri soldi per le sue iniziative strampalate, così da avere una vera parità fra le parti, siate certi che gli appelli temerari sarebbero veramente rari.

- L'Italia è forse l'unico paese al mondo in cui si fanno tre gradi di giudizio per stabilire se sia giusto infliggere al reo cinque anni oppure sei anni di galera, pur sapendo benissimo che egli non sconterà un giorno di galera! È l'unico paese con pene draconiane sulla carta e penne inesistenti nella realtà. È l'unico paese che ha trasformato molti reati in sanzioni amministrative, il che vuol dire che chi non ha soldi per pagare può commettere tutti i reati meno gravi che vuole. Nessuno si è mai posto il problema di come far pagare queste sanzioni che pure incidono spesso sul contesto sociale molto più di reati gravi. Lo Stato italiano infligge sanzioni pecuniarie di ogni genere per miliardi senza rendersi conto che si tratta solo di frasi scritte sulla carta destinate a restare nei suoi archivi. Da un lato i delinquenti continuano a delinquere, dall'altro lo Stato fa finta di averli puniti e poi strapparla di lotta al crimine. L'importante è che quadrino le statistiche, non la realtà.

- L'Italia è certamente l'unico paese al mondo in cui chi viene sorpreso in flagranza di reato non rimane in carcere a scontare la pena, ma immediatamente viene rispedito a casa in attesa di un inutile e costoso processo. Per contro si esagera con le misure cautelari preventive contro gente puramente sospettata, sebbene sia chiaro che nel 90% dei casi il pubblico ministero applica le misure cautelari solo per estorcere confessioni e risparmiarsi dal lavoro o solo per andare sul giornale e far vedere la sua potenza o per anticpare una pena per chi prevede di non riuscire a condannare.

26-9-2018

 


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