Enciclopedia delle armi - a cura di Edoardo Mori
    torna indietro
 

Home > Menu 1 > Sottomenu > Documento

back

Parole chiare sulla giustizia italiana (Edoardo Mori)

È un dato di fatto che la giustizia italiana funziona male, in una misura ormai inaccettabile. È riuscita ad accumulare tutti i difetti che una giustizia può avere; lentezza tale da rendere ogni decisione priva di utilità, basso livello dei giudici, troppo spesso incapaci di cogliere la realtà, astrattezza delle decisioni al di fuori del contesto sociale e dei tempi, costo eccessivo, situazioni in cui è evidente che si applica la legge meccanicamente, ma non si fa Giustizia.
Detto così pare un proclama, come avviene sempre quando si parla in termini generali e quindi è opportuno chi io sia più concreto.

La giustizia italiana non è creazione del popolo, ma è diventata una esclusiva dei giudici. Si è dimenticato il principio generale che uno Stato è retto dalla legge come voluta dal popolo, unico ad avere il diritto di stabilire ciò che vuole, senza essere soggetto a nessun'altra regola. La legge fa capo alla Costituzione, che contiene tutti i principi di ordine superiore, e vieta di far riferimento a diversi principi la cui osservanza porterebbe necessariamente a far prevalere anche idee di chi non appartiene alla maggioranza del popolo. E il popolo ha il diritto di darsi la costituzione che meglio crede; sono dittatoriali quelle costituzioni in cui si prevede che i loro principi non possono essere modificati dalla maggioranza del popolo.
In Italia purtroppo abbiamo creato un sistema in cui i giudici si arrogano il diritto di interpretare la legge nel modo che essi ritengono giusto, anche se proprio ciò non corrisponde alla volontà del legislatore; fanno un continuo adattamento della legge alle mode politiche. Può darsi che il legislatore non abbia tenuto adeguato conto dei problemi climatici del mondo, ma non sono certo i giudici verdi che devono sostituirsi al legislatore; il giudice onesto può solo segnalare a questo i problemi.
È un problema antico che si nota quando si parla di studi giuridici; le università rilasciano lauree in giurisprudenza come se fosse la giurisprudenza a fare il diritto. Ciò era vero nel medioevo, quando la scienza giuridica era in mano ai giuristi e il diritto era in larga parte consuetudinario, ma ormai è cosa contraria ai principi costituzionali. Nelle università si devono studiare le leggi perché sono esse che dovranno essere applicate. Il fatto che esse debbano essere interpretate al momento dell'applicazione serve in tutti gli Stati per applicare la legge al caso concreto, ma guai se l'interpretazione cambia la legge, si finisce per farle dire qualche cosa che il legislatore non voleva. Ciò facendo non si applica più la volontà del popolo ma la volontà di un giudice. Quindi dovrebbero esistere le lauree in legge e non quelle in giurisprudenza. In Francia, fin dal tempo di Napoleone, vale la norma che la legge si applica come scritta e che il giudice si deve ben guardare dal trovarvi cose che non ci sono scritte.
Il fatto di dare ingiusta importanza all'interpretazione ha portato alla totale trasformazione di istituti giuridici penali e civili al di fuori di ciò che aveva inteso il legislatore. Si pensi solo all'esempio della legittima difesa, che nel 1931 stabiliva esattamente che ci si poteva difendere a tutela di ogni tipo di diritto patrimoniale o personale, mentre i giudici hanno lentamente creato un sistema per cui ci si deve lasciar derubare se non si rischia la vita!
Questo sfasamento si nota ogni giorno quando i giudici pretendono di valutare o censurare il contenuto delle leggi fatte dal parlamento; non è loro compito; essi possono criticare le modalità di stesura della legge, possono controllare quanto essa ben si inserisca nel quadro delle altre leggi, ma non è loro compito valutare se essa corrisponda alle necessità dello Stato. Ogni volta che intervengono con questo tipo di giudizi escono dai limiti costituzionali e violano la costituzione che ha riservato questo tipo di giudizio alla sola corte costituzionale che, giustamente, non è fatta da giuristi puri e che è ben distinta dal CSM.
Questo sfasamento ha portato all'ormai drammatico fenomeno della politicizzazione della giustizia, diventata uno strumento di lotta politica.
In uno stato serio non può essere che il codice penale sia usabile come uno strumento per influire sulla vita politica, né nel bene né nel male.

In Italia non si è mai riusciti ad affermare il principio che la legge serve per organizzare lo Stato, ma serve anche per garantire diritti e doveri del cittadino. Quindi siamo riusciti a creare l'assurdo di una giustizia ingiusta.
Vediamo un po' di esempi.
- La legge ha previsto il segreto istruttorio per tutelare le indagini e per tutelare il cittadino, che si presume innocente fino alla condanna definitiva. Il segreto istruttorio, al di fuori di strettissimi limiti, è stato dichiarato contrario ai diritti umani dalla corte europea e l'Italia ha recepito la direttiva che lo abolisce: il cittadino accusato o sospettato ha diritto di difendersi fin dal primo momento e non soltanto quando fa comodo al pubblico ministero. I giudici italiani hanno ignorato in modo totale questa regola ed è sotto agli occhi di tutti che il cittadino viene ingiustamente tenuto all'oscuro delle prove a suo carico, violando il suo diritto di difesa, mentre invece i pubblici ministeri utilizzano le notizie in loro possesso solo per fare giustizialismo. È contrario alla costituzione ed alla normativa internazionale che venga data pubblica notizia del fatto che una persona è sottoposta ad indagini. Il cittadino non ha alcun interesse a ciò e se la notizia viene data vuol dire che ciò avviene nell'esclusivo interesse di un pubblico ministero che vuole andare sul giornale, nella migliore delle ipotesi, o che vuol regolare conti politici nella peggior ipotesi, che poi è quella normale.
Non è normale che nel nostro sistema la cosa a cui più aspira il pubblico ministero sia comunicare ai giornali quante persone abbia indagato in un determinato caso; talvolta con effetti esilaranti in quanto dimostrano solo che il pubblico ministero non ha capito nulla del caso su cui sta indagando; e con effetti controproducenti perché ogni soggetto indagato è un soggetto eliminato come testimonio e quindi spesso il pm non può più raccogliere le informazioni che gli servono.
Non è concepibile un sistema in cui il pubblico ministero abbia in mano un'arma per infangare e rovinare la reputazione e quindi la vita di una persona. Non è concepibile un sistema in cui non sia necessario ascoltare prima di tutto le spiegazioni del sospettato. Non è concepibile un sistema in cui non vi è un controllo su questo potere abnorme del pubblico ministero.
- II sistema attuale consente di mettere alla gogna qualunque persona senza che essa possa difendersi e senza che nessuno si ponga il problema dei danni che essa subisce. In almeno dieci Stati europei la persona che è stata sottoposta ad un processo, che ha dovuto prendersi e pagare un difensore, ha diritto al pieno rimborso delle spese subite quando si accerta che innocente. In Italia assistiamo al sistema totalmente incostituzionale che chi viene indagato, anche se perfettamente innocente, ha l'obbligo di prendersi un difensore e di pagarselo di tasca sua, anche per tre gradi di giudizio. Proprio così perché in Italia non vi è alcun limite all'accanimento giudiziario del pubblico ministero che può trascinare fino in cassazione anche chi è già stato assolto in primo e secondo grado.
- Il nostro sistema ha previsto la comunicazione giudiziaria a chi è indagato al fine di metterlo in condizione di difendersi. Pura presa per i fondelli perché non gli vengono comunicate quali sono le prove a suo carico e quindi non si può difendere. Però la comunicazione giudiziaria che dovrebbe essere soggetta al segreto d'ufficio, può essere passata ai giornali dal pubblico ministero in totale violazione del segreto d'ufficio e delle norme sulla privacy. Non vi è un solo caso cui si sia proceduto per questa patente illegalità il che significa che è un sistema accettate o voluto dei giudici stessi e dal CSM.
- Il nostro sistema in pratica assicura la totale impunità ad un giudice qualunque uso distorto delle norme faccia per pervenire al risultato che ritiene giusto o che gli fa comodo. Basterebbe un'indagine del parlamento su come vengono formulate le valutazioni sulle capacità dei giudici per scoprire che sono tutti ottimi al 99%, qualunque cosa abbiano fatto o non fatto. Il che spiega come è possibile che un giudice condannato per gravissimi reati commessi come pubblico ministero, rimanga in servizio e finisca anche in corte d'appello a giudicare le sentenze di altri giudici (i quali ovviamente continuo a chiamarlo collega; contenti loro!).
- I giudici possono provocare danni enormi con processi o decisioni che gridano vendetta, che dimostrano il totale disinteresse per ciò che si chiama Giustizia, totale incapacità di ragionare serenamente e non è prevista alcuna forma di risarcimento per i danni enormi che hanno provocato. I giudici sempre pronti a voler insegnare al parlamento come fare le leggi non hanno mai fatto una proposta sensata su come ridurre la durata dei processi, cosa che per chi conosce il sistema dall'interno è realizzabile senza alcun problema; l'unica soluzione che sa dare il consiglio superiore è quella, ovviamente utile per loro, di aumentare il numero dei giudici. Un consiglio superiore serio potrebbe tranquillamente stabilire regole per far sì che qualunque processo si può e si deve concludere in tre anni e per scoprire poi che il numero dei giudici potrebbe tranquillamente essere dimezzato!
Comunque sia chiaro che il fatto che non sia previsto a carico dello Stato l'obbligo di risarcire il danno cagionato dai giudici è incostituzionale e contrario alle norme sui diritti umani. È vero che con il livello attuale di efficienza della giustizia lo Stato potrebbe correre il rischio del fallimento, ma ciò indica che risarcimento del danno deve servire a migliorare l'efficienza del sistema fino a ridurre al minimo i danni, non certo per consentire ai giudici di continuare a sbagliare senza freni e senza controlli.
- Il consiglio superiore ha creato il feticcio della indipendenza del giudice. Questo è principio sacrosanto della costituzione la quale però non ha affatto voluto dire che il giudice gode le impunità. Il sistema ha il dovere di garantire che il giudice eviti ogni personalismo nel giudicare e che ogni giudice si possa sfogare a ricercare nuove interpretazioni della legge. Principio generale della Costituzione anche se non espresso è che il cittadino ha diritto alla cosiddetta certezza della legge. Quando intende compiere un'azione deve poter sapere se essa è lecita o non lecita. È inumano che si possa arrivare fino in cassazione senza sapere quale sarà la decisione finale, la quale può essere contraria ad una decisione assunta un mese prima, la quale potrà essere cambiata il mese dopo. Il che vuol dire i giudici hanno il dovere di tendere ad una interpretazione uniforme delle leggi e che ogni deviazione deve essere valutata controllata. Ogni diversa regola crea un sistema sbagliato che grida vendetta. In altri sistemi vicino a noi il giudice che distorce le norme di legge secondo i suoi gusti personali è soggetto a condanna penale e all'espulsione dalla categoria. Strano che anche le loro Costituzioni garantiscano l'indipendenza del giudice; ma evidentemente poi questa norma non l'hanno lasciata interpretare agli stessi giudici!
- In Italia abbiamo un uso abnorme della custodia cautelare. Abbiamo il più elevato numero di detenuti in attesa di giudizio rispetto a quelle in espiazione di pena, abbiamo il più gran numero di detenuti che vengono assolti e mandati a casa senza neppure le scuse.
È un principio immanente ad ogni diritto di paesi civili che la custodia cautelare è l'estrema ratio da usarsi in casi eccezionali e per il minor tempo possibile e garantendo il minor danno e la minor sofferenza a chi la subisce. Principio evidente questo perché non adottandolo si viene a violare il principio fondamentale della presunzione d'innocenza. Solo in Italia non si capisce che se si prende un innocente e lo si mette in carcere in mezzo ai delinquenti solo perché la giustizia si deve muovere, si commettono danni irreparabili e si infliggono sofferenze che potrebbero essere evitate e si anticipa la pena. È inutile chiamarla con un nome diverso: quando uno viene messo in galera in cella con altre persone, già dichiarate delinquenti, sta espiando il carcere. Nessuno in Italia si è mai posto il problema del perché una persona incensurata che viene messa in carcere solo per un sospetto debba perdere il diritto di vivere in locali decenti, di mangiare ciò che vuole, di continuare a gestire i suoi affari che non siano in contrasto con le indagini, di essere assistito al massimo sotto il profilo sanitario, eccetera eccetera. Ovvio che se ne sono fregati, ma è solo perché, come sto cercando di dimostrare, perché l'ingiustizia ha prevalso e perché essa viene accettata con noncuranza dalla politica e, peggio ancora, dai giudici. che pure si vantano della loro indipendenza dal potere. Ma i giudici non ragionsno sulla realtà, ragionano sulle carte e sulle parole: se un poveretto è in custodia cautelare non soffre, anzi collabora con la giustizia a trovare la verità!
È facile rilevare che in Italia i pubblici ministeri usano le mani misure cautelari con la massima leggerezza, in ciò coadiuvati da gip che sembrano non aver capito che il loro compito principale è proprio di controllare che il pubblico ministero non abusi dei suoi poteri.
I limiti per disporre una misura cautelare che limiti la libertà di una persona sono strettissimi e cioè:
a) pericolo di reiterazione; questo si può configurare solo di fronte ad una ad una persona recidiva e che ha poco senso per reati tali per cui la stessa scoperta già equivale a por termine ad una reiterazione. È la misura tipica contro pregiudicati; quando invece si ha di fronte un incensurato è necessario riscontrare una tale anomalia di mente o psicopatia per cui si può presumere che il presunto reo potrebbe facilmente commettere altri analoghi delitti. Un pericolo di reiterazione si può ravvisare nel caso di appartenenza a potenti associazioni criminose.
È perciò del tutto evidente che questo requisito non ricorre per quei reati cosiddetti da colletti bianchi che si basano soltanto sull'esercizio di un certo potere politico o amministrativo. Nel momento stesso che si scopre che un pubblico amministratore è corrotto, è evidente che lo stesso si asterrà dal commettere altri fatti analoghi sapendosi sotto controllo, e che comunque anche chi lo circonda ben si asterrà dal continuare a essere suo complice.
b) pericolo di fuga; questo si può configurare solo quando vi sono concreti dati di fatto da cui si possa desumere che il soggetto sta per darsi alla fuga all'estero. Ipotesi estremamente rara anche perché non esiste alcun obbligo per un sospettato o indagato di un reato di astenersi dall'espatriare e di comparire in giudizio; fino a che non è condannato con sentenza definitiva ha diritto di girare per il mondo ed è ormai dubbio che si possa sostenere che chi si reca in un altro paese della comunità europea si trasferisca all'estero e non sappia che egli può essere rapidamente recuperato in caso di necessità. È mai possibile che si riesca a far durare un processo per sei anni e che per tutto quel tempo un presunto innocente debba restare bloccato? Quindi il pericolo di fuga si ha soltanto quando l'indagato di reati gravissimi (per i quali del resto vi sarebbe anche il pericolo di reiterazione) si sta organizzando per andare in paesi da cui non esiste l'estradizione o in cui può far perdere le sue tracce. A me è accaduto di tenere in carcere con questa motivazione dei grossi trafficanti di droga extracomunitari scrivendo che visto che avevano fatto i soldi sarebbero stati ben sciocchi a non portare il loro corpo ed i loro soldi al sicuro al loro paese, e la cassazione mi censurò dicendo che la motivazione non era su sufficientemente chiara!
c) pericolo di inquinamento; si tratta di una misura assolutamente temporanea che si può applicare per lo stretto tempo necessario (pochi giorni) ad acquisire una specifica prova inquinabile. Nella maggioranza dei casi in cui si vede applicare una misura cautelare per pericolo di inquinamento si può tranquillamente affermare che il pubblico ministero fa carte false per mettere in carcere una persona che altrimenti non dovrebbe andarci. Ancora peggio quando il soggetto viene messo agli arresti domiciliari visto che da casa sua può dare tutti gli ordini che vuole ai complici, può far tutte le pressioni che vuole, può far sparire documenti, eccetera. Comunque è una misura che non può più protrarsi più di qualche giorno.
Ciò premesso non ci vuol molto a capire che il 90% delle misure cautelari di cui si legge sui giornali sono basate su motivazioni fantasiose e sono prive di una reale consistenza. Il pubblico ministero emette queste misure cautelari solo perché tal modo può superare ogni rischio di essere accusato di aver violato il segreto d'ufficio o la privacy, perché così ha modo di sbandierare le sue ipotesi di accusa a carico di un soggetto, dando ad esse una parvenza di consistenza più che fasulla. Il pm in questo modo finisse sulla stampa con l'immagine di giudice che protegge gli oppressi e perseguita i cattivi, quando sta cercando soltanto di farsi bello sulla pelle altrui.  E troppo spesso è evidente che usa la cattura come mezzo di tortura per indurre il catturato a confessare e per ottenere così le prove che gli mancano.
È di questi giorni l'invenzione della misura cautelare consistente nel divieto di soggiornare in un certo luogo. Misura sacrosanta quando il soggetto non ha nessun motivo di stare in un certo luogo, ma che diventa mostruosamente vessatoria quando uno viene allontanato alla propria abitazione. Come si può concepire che solo allo scopo di non turbare l'animo del pm un poveretto venga allontanato dalla propria casa, dal proprio lavoro, dal proprio computer, dalle proprie relazioni sociali solo per delle fisime del pm senza che vi sia nulla di concretamente utile in tale misura?  Se non soldi come fa a vivere fuori di casa? Un tempo l'esilio era una pena gravissima. Ripeto ancora una volta: sono cose che gridano vendetta.
Ricordiamoci che il pm che sappia il suo mestiere deve avere già tutte le carte in mano quando comunica di indagare e che sono rarissimi casi in cui ha effettivamente bisogno di applicare una misura cautelare, salvo che si perseguono scopi extragiudiziali.
Basta leggere i giornali per rendersi conto del numero impressionante di processi con soggetti indagati di cui poi si perde traccia. O il processo giace inerte nei cassetti della procura in attesa che il pubblico si dimentichi della sua esistenza, o con tutta calma viene archiviato quando il clamore è passato. L'ultima cosa a cui sembra pensare il pm sono i diritti del cittadino indagato.

È chiaro che siamo di fronte a un sistema illegale in cui manca un controllo efficiente sull'operato del pubblico ministero. Il gip dovrebbe controllare le misure cautelari e i sequestri, ma troppo di rado ha il coraggio di mettersi contro il sistema. Il tribunale della libertà interviene un po' più spesso ma è cosa estremamente rara che abbia il coraggio di tirare le orecchie al pm che ha sbagliato. E comunque è certo che manca ogni sistema per bloccare un'indagine stravagante, infondata, basata sul nulla.
Il pm secondo il codice di procedura penale avrebbe il dovere di concludere le indagini entro sei mesi e potrebbe proseguire solo su autorizzazione del gip: quanti sono i casi in cui un gip ha rifiutato la proroga del termine per le indagini?
Il codice di procedura penale e chiaro su di un altro punto: il pubblico ministero indaga sui reati commessi, quindi per poter aprire un'indagine a carico di un soggetto deve avere già degli elementi probatori sufficienti a far ritenere che sono stati commessi uno o più reati. Non può fare indagini alla cieca, o in base a informazioni anonime o fare indagini dirette in un'unica direzione, di solito contro chi non la pensa come lui! Manca però un sistema per tenere sotto controllo queste situazioni,
È con questi sistemi che si è distrutta l'immagine della magistratura e che si porta alla fuga dalla giustizia.

27 aprile 2019

 


torna su
email email - Edoardo Mori top
  http://www.earmi.it - Enciclopedia delle armi © 1997 - 2003 www.earmi.it