Enciclopedia delle armi - a cura di Edoardo Mori
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Tasse e tiro a volo - L'ispiratore

Finalmente si è scoperto da dove è uscita la decisione del ministero di stabilire che una licenza di porto d’armi non vale assolutamente nulla se non si è pagata la tassa annuale di concessione governativa; che essa non vale neppure come licenza di porto di fucile per il tiro a volo la quale è stata creata proprio per chi non voleva pagare la tassa per la licenza di caccia. Tesi per cui il ministero ha concluso che è necessario avere sia la licenza di caccia che la licenza di tiro a volo, anche se esse usano lo stesso identico libretto, se richiedono gli stessi identici requisiti e, se, di solito, avranno la stessa identica scadenza! Cosa che in molte questure  ha fatto rabbrividire persino lo “zoccolo duro” dei funzionari addetti all’Ufficio Armi.
Lo strenuo sostenitore della tesi ha fatto “coming out” scrivendo sulla rivista Armi Magazin di gennaio quanto segue:
Sono Ivan Russo, componente del Collegio tecnico giuridico della Fitav (coordinato dal valente amico, il dott. Stefano Rosi): curo la materia giuridica. Leggendo l’ultimo numero della pregevole rivista da lei diretta, ho rilevato un punto di contrasto tra la mia opinione e quella dell’egregio e dotto collega Ferrari, sempre irreprensibile nei suoi scritti; mi riferisco alla validità del permesso di caccia non onorato dal versamento della tassa governativa: Ferrari prospetta che la licenza conserverebbe tuttavia valenza identica a quella che connota il permesso diporto di fucile per tiro a volo. Ne parlo solo perché da tale (pur rispettabile) interpretazione potrebbero derivare noie giuridiche a carico di iscritti alla Fitav, molti dei quali sono titolari di licenza di caccia, di cui si servono pure per il tiro. Premetto che quanto asseverato dalla Circolare ministeriale del 20 maggio 2016 era già stato da me espresso una quindicina di anni fa, e poi ribadito alle pp. 885 e 886 di un mio testo edito nel 2012): ossia la non commutabilità della licenza di caccia (priva del versamento) in permesso di tiro a volo. Con ciò intendo semplicemente evidenziare che le mie preoccupazioni non sono generate da acquiescenza alle opinioni del Ministero, bensì sono anzi dettate da deduzioni logico-giuridiche che, pur in posizione minoritaria, e anche alfine di evitare noie e grattacapi agli sportivi e ai cacciatori, ho più volte offerto molto prima della tesi espressa dal ministero dell’Interno.

Ivan Russo non è molto noto nel modo delle armi; di lui ricordo che nel 1989 aveva pubblicato un libro (Riflessioni sulla legislazione concernente la caccia, il tiro e le armi), sponsorizzato dalla Fitav, e inviato alla Rivista Diana per la recensione. Io rifiutai di fare una recensione favorevole perché troppe erano le interpretazioni che servivano più a far condannare i cittadini che a farli assolvere. Una legge non si interpreta mettendosi proni davanti alla Cassazione e alle Circolari e prendendo per vangelo ciò che hanno detto, ma cercando di comprendere la legge e se giudici e burocrati l’abbiano capita anche loro oppure stiano sbagliando. Altrimenti si consolidano sciocchezze storiche e si fanno condannare innocenti.
Scopro ora che nel 2001 aveva pubblicato (ed. Utet)  il testo Trattazione della normativa penale in materia di armi, munizioni, prodotti esplodenti, caccia e tiro che poi ha ripubblicato nel 2014 presso un diverso editore. Non mi esprimo sul suo contenuto perché non l’ho mai visto e letto e devo dire che non l’ho mai trovato citato da altri Autori. Non mi risulta che Ivan Russo abbia mai pubblicato articoli di dottrina giuridica sulle armi o che abbia pubblicato sentenze  di processi in cui abbia fatto assolvere (egli è anche avvocato), con le sue teorie,  propri clienti imputati per armi. Eppure ha la penna facile visto che il suo trattato supera le 700 pagine e che egli  ha scritto libri che spaziano dalla Relatività e logica comune  ad altri che “riguardano la letteratura, la storia, la psicoanalisi, il gioco del tressette, la musicologia”; nulla da criticare, sia chiaro, anch’io ho scritto da dilettante su molti argomenti.
Il problema che solleva la scoperta non è però  Ivan Russo, che può scrivere ciò che vuole, ma  quello che si può pensare dei suoi rapporto con la FITAV; è cosa spontanea farsi venire dei pensieri sul perché la FITAV, sempre consultata dal Ministero dell’Interno sui questioni normative, abbia spesso opposto ben poca resistenza ad anomali provvedimenti che tanto hanno contribuito a gettare confusione in materia di armi. Se tanto mi da tanto in materia di licenze di caccia, sarebbe interessante sapere quali altre delle teorie del consulente giuridico della FITAV sono  finite nelle circolari e regolamenti del Ministero o nelle leggi uscite da esso!


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