Enciclopedia delle armi - a cura di Edoardo Mori
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I miserabili - Così funziona l'Italia

Adotto questo titolo come omaggio a Victor Hugo.  I miserabili sono le vittime del potere mal gestito, le vittime dell’ingiustizia e della giustizia, le vittime di un mondo alla rovescia, ed è giusto ricordarli.
Da tempo ricevo lettere in cui mi si scrive “ma perché quel funzionario, quel giudice, quel vicino è così str..o?”. All’inizio non capivo che cosa volessero dire, ma poi, cercando di trovare le due lettere sostituite da due puntini, ho concluso che chi mi scrive può voler dire solo “strano”.  Spesso i miserabili e gli strani sono utili da sottili vincoli  ed è difficile stabilire chi fra i due sia lo strano o il miserabile oppure chi sia più miserabile che strano, o viceversa. Perché anche funzionari, potenti, giudici possono essere vittime del sistema e quindi anch’essi miserabili, nel senso sopra visto.
Questa vuol essere un’antologia necessariamente limitata al settore delle armi e della giustizia. Quando mi capita aggiungerò all’inizio della pagina nuovi casi di miseria e stranezza umana.

***

28 gennaio 2014 - Il caso Cavallari. Malagiustizia a Bari

Ho ricevuto il libro di Antonio Perruggini Il botto finale, WIP Edizioni, 2013, che racconta un caso di orribile malagiustizia verificatosi a Bari.
Molti anni fa scrivendo del processo di armi e droga messo in piedi dal giudice Palermo e conclusosi con 28 imputati assolti con formula piena, ma che si erano già fatti, complessivamente, 25 anni di galera in custodia preventiva, scrissi che in certe vicende sembrava di assistere a quelle scene ben descritte da Lovekraft in cui apprendo una finestra all’apparenza su di un tranquillo panorama, si aprono abissi di orrori indescrivibili; grovigli di vipere e parassiti annidati nel contesto sociale di tranquille città di provincia e nelle istituzioni.
A Bari operava l’imprenditore Francesco Cavallari che era riuscito a mettere in piedi una imponente rete di cliniche private con circa 4000 dipendenti, che riusciva a sopperire alle inefficienze e manchevolezze del sistema sanitario pubblico barese. Per ragioni politiche locali andava distrutto e la magistratura lo distrusse.
Sulla base di lettere anonime, di ridicoli pentiti, di ipotesi investigative trasformate direttamente in prove, Cavallari veniva indagato, messo in carcere per due anni, i suoi beni venivano sequestrati. L’accusa a suo carico era ovviamente di aver riciclato denari mafiosi e di essere colluso con organizzazioni di tipo mafioso. Le prove si squagliavano rapidamente: i pentiti si rivelavano totalmente inconsistenti, dei miliardi che dovevano essere depositati su conti esteri non si trovava neppure un euro, il Cavallari poteva spiegare documentalmente come egli fosse stato vittima di pressioni mafiose, pressioni che lo avevano costretto ad assumere e curare raccomandati, e che il suo successo era dovuto alle sue capacità imprenditoriali e al fatto di aver saputo creare una organizzazione sanitaria molto più soddisfacente di quella pubblica.
Nonostante la rapida evaporazione delle prove gli accusatori insistevano protervamente della loro ipotesi accusatoria; questo è un fenomeno talmente normale tra gli accusatori pubblici italiani da far senz’altro dubitare delle loro capacità intellettuali e spesso anche della loro indipendenza ed onestà.
Io non so se nella vicenda Cavallari vi fosse una certa sua responsabilità per essersi lasciato coinvolgere nel sistema politico locale, ma è ormai principio assodato che in certe situazioni si è più vittime che correi. Ma nella vicenda che viene narrata nel libro anche solo il 10% di ciò che viene narrato è sufficiente per esprimere un giudizio desolato sulla nostra giustizia.
Non entro nel merito del processo, che chiunque può trovare ampiamente esposto nel libro, ma non può non può destare paura il fatto che chiunque si opponesse ai magistrati accusatori si trovasse a sua volta accusato. Ben sei giudici che si opponevano agli accusatori si sono trovati a loro volta imputati, con grave danno morale e alla loro carriera, anche se poi sono stati assolti con formula piena. Nessuno degli accusatori ha però mai subito un processo e alcuni di essi, guarda caso, sono passati a far politica. E dopo quattro anni il Cavallari, sebbene riconosciuto innocente, non ha ancora rivisto i suoi beni, bloccati da ridicoli cavilli giuridici.
Diceva von Clausevitz che La guerra non è che la continuazione della politica con altri mezzi; ben si potrebbe dire che in Italia il processo penale è la continuazione della politica con altri mezzi; fermo restando che vi è chi sbaglia solo per protagonismo o disturbi della personalità!.
Il metodo è più o meno sempre il medesimo: si parte da un minimo spunto talvolta ipotetico (basta una velina di un ufficiale di polizia giudiziaria), e su di esso si costruisce un teorema che da quel momento diventa incrollabile; l’assioma probatorio parte da solide convinzioni dell’inquisitore secondo il quale se uno ha troppi soldi non può non aver fatto porcherie e se uno è di destra non può non essere un terrorista di destra. Questo basta per ipotizzare gravissimi reati e quindi per imporre detenzioni in carcere assolutamente illegittime ma troppo spesso avallate da altri giudici o dalla Cassazione. La detenzione serve come mezzo di tortura per ottenere confessioni o patteggiamenti, spesso facendo leva sulla salute cagionevole negli indagati che si trovano a rischiare la vita per mancanza di cure adeguate (come successo con il Cavallari); se l’indagato si suicida vuol dire che era colpevole (chi ha mai riabilitato Raul Gardini e Gabriele Cagliari?). Caratteristica di questo tipo di processo è che gli accusatori non demordono mai; messi di fronte alle prove di innocenza o le rifiutano o le ignorano e continuano imperterriti a sostenere il loro teorema anche di fronte ad assoluzioni ripetute. Si sa che in Italia il processo è un male ancor peggiore della condanna e viene sfruttato all’estremo. Si veda il caso Tortora e una serie infinita di processi, sotto gli occhi di tutti ogni giorno, in cui l’accusa non si acquieta neppure dopo 5 gradi di giudizio; si vedano le infinite indagini sulle bombe che non hanno mai portato a nulla perché si cercavano non le ho le prove per individuare gli autori, ma le prove per sostenere dei teoremi.
Questo è un po’ il caso di Berlusconi; io non so che cosa egli abbia fatto, ma sono pronto ad ammettere l’ipotesi che forse il 10% delle accuse sollevate contro di lui potevano avere un fondamento. Ma ciò non legittima assolutamente il sistema di persecuzione a tappeto esercitata per anni a suo carico non per accertare se avesse commesso reati, ma per trovare elementi su cui basare ipotesi e teoremi di reato; e possiamo essere sicuri che se non fosse stato protetto dall’immunità parlamentare avrebbe già ampiamente scontato i suoi peccati in carcerazione preventiva.

 

30 dicembre 2013 - Omicidi stradali e pene - Non passa giorno senza la notizia della morte di innocenti in gravissimi incidenti stradali provocati da ubriachi, drogati, delinquenti in fuga. La legge è rimasta al tempo delle carrozze e punisce questi casi come omicidi colposi e quindi con una pena ridicola.
Che ci vuole a punire queste morti come omicidi volontari: basta una leggina di cinque righe che può essere approvata dalle camere in un mese. Chi mai avrebbe la spudoratezza di votare contro, salvo i pochi e noti idioti? Invece il parlamento perde anni per studiare come salvare enti e poltrone inutili, ma non trova  un’ora per votare una legge salvavita.
Aggiungo: visto che gli autori di questi delitti sono spesso delinquenti stranieri, perché non introdurre la specifica aggravante per tutti i  reati, ora prevista solo per il furto, dello abuso di relazione di ospitalità? Lo straniero non è forse un ospite del nostro paese che ha il dovere di comportarsi meglio degli italiani stessi, visto che è loro ospite?
E già che ci si è, sarebbe ora di abolire quella infame norma per cui un giudice sciocco può cancellare tutte le aggravanti concedendo anche una sola attenuante; così che un reato che il legislatore ha stabilito di punire con vent’anni di galera, viene tagliato dal giudice a dieci anni.
Se non è un caso da miserabili questo …

23 dicembre 2013 - Decerebrati e munizioni 9 para  -  La sentenza  della Cassazione nr. 44456 del 2013 con cui un Carabiniere è stato condannato per detenzione di munizioni da guerra in quanto aveva conservato, dopo una esercitazione, alcune cartucce in cal. 9 para, ha distrutto una persona con questa poderosa  e approfondita motivazione:
la Corte osserva che non vi è motivo alcuno di dubitare della qualità di munizionamento "da guerra" delle cartucce calibro 9 x 19 anche a seguito della modifica del testo della L. n. 110 del 1975, art. 2 (dovuta al D.Lgs. n. 204 del 2010) e ciò in relazione al fatto che trattasi di munizioni destinate esclusivamente alle forze armate e ai corpi armati dello Stato. 
Il che significa:
- non aver letto le norme
- non averle capite
- non aver letto volumi scritti sul fatto ormai pacifico che la  sola destinazione alle forze armate di un oggetto non c’entra assolutamente nulla con la sua qualificazione;
- essere tanto ottenebrati da non ammettere che una legge può  cambiare le loro opinioni aberranti;
- non avere la coscienza di sentire che prima di rovinare una persona occorre controllare di avere un cervello e poi di disturbarlo a pensare.

21 dicembre 2013 - Stamina e killer - Non ho più aggiunto esempi di italica miseria della giustizia perché  dovrei passare 24 ore al computer. Ma di recente è stato palese il marasma culturale e mentale  in cui opera. Si può parlare di giustizia decerebrata!
Dapprima vi è stato il problema del “metodo Stamina”. Rifiutato dalla scienza in modo compatto perché inutile e dannoso, ha trovato fervidi sostenitori fra i giudici; essi hanno autorizzato la cura più volte e tanto valeva che autorizzassero anche i riti Voodoo a spese dello Stato. Non contenti di ciò hanno anche stabilito che in una commissione scientifica che valuta la cura ci deve essere per forza uno che ci crede. Come dire: se non trovate uno scienziato disposto a credere che serva a qualche cosa, allora la commissione non si può costituire e quindi si continua così perché vuol dire che non si è sicuri che la cura non serva!
Poi il caso del pluriomicida evaso. Abbiamo creato un sistema schizofrenico in cui la legge dice che un omicida merita 20 anni, ma di fatto può uscire di carcere dopo pochi anni (e così purtroppo per ogni tipo di reato).  Ancora più paranoico il sistema di fronte ai  malati di mente o agli psicopatici. Nessuno si preoccupa se siano o meno ancora pericolosi. In Germania un pedofilo sconta due o tre anni di pena, ma poi rimane sotto custodia anche per anni, fino a che gli operatori non si sono convinti che non è più pericoloso. In Italia prima gli riducono o annullano la pena, poi lo affidano ai giudici di sorveglianza (noti grandi esperti di psichiatria e criminologia!) e agli assistenti sociali (noti grandi esperti di psichiatria e criminologia, che insegnano ai giudici!) ed è una corsa a cercare di reinserire nella società il killer. Il legislatore da parte sua, che decerebrato ci nasce, è anni che cerca di abolire i manicomi giudiziari liberando i matti più pericolosi.  Nessuno ha mai capito che i delinquenti gravi, i matti pericolosi vanno rinchiusi, poco importa se in carcere, in ospedale o in albergo, e controllati a vista fino a che non è certo che non commetteranno altri reati. Da noi uno psicopatico intelligente (e in genere lo è molto più di chi lo studia) riesce a infinocchiare la giustizia senza problema. È facile decidere sulla pelle degli altri quando chi decide non rischia assolutamente nulla.

15 dicembre 2013 - Questura di Bologna e munizioni – Alla questura di Bologna vi  è un funzionario che imperterrito continua a pretendere la denunzia della munizioni a pallettoni; non ha mai capito bene che cosa siano, non ne trova traccia nella legge, ma lui sa che vanno denunziate. Non gliene frega nulla che un migliaio di suoi colleghi abbiano capito che la denunzia non ci vuole, che e rimasto solo a pretendere dai cittadini un comportamento che ha valore solo nei 5 metri quadri del suo ufficio. È come quei feudatari medievali che venivano presi a calci in culo da chi li aveva investiti, ma che nelle loro dimore diroccate pensavano di essere dei principi a cui, chi ci capitava, doveva ubbidire.  Peggiore di  questi soggetti è solo chi dovrebbe controllarli e correggerli e non lo fa.

20 settembre 2013 - Modulistica a Treviso - Alla questura di Treviso si sono semplificati la vita .. complicandola agli altri! Usano un unico modulo per la domanda di licenza di collezione per armi comuni e di quella per armi antiche. Al richiedente viene richiesto di indicare i dati della sua licenza di porto d’armi, che nulla ci azzecca con le licenze di collezioni di armi moderne o antiche e poi gli viene chiesto di elencare le armi con tanto di numero matricola e di catalogo! Ovviamente poi sono già stabilite le misure di sicurezza eguali per tutti: anche chi ha qualche ferro vecchio deve avere  “armadio blindato, stabilmente ancorato la muro o al pavimento, efficace sistema anti intrusione; portoncino blindato, vetri antisfondamento, ovvero grate metalliche alle finestre se trattasi di locale sito la piano stradale”. Meglio aprire una armeria perché le misure di sicurezza sono più elastiche. Quel minimo di intelligenza necessaria per capire che le misure di sicurezza vanno adeguate, caso per caso a numero e tipo di armi, a Treviso manca; forse la tengono in cassaforte ancorata!
Ma perché non usano il modulo della Polizia di Stato che si limita a richiedere il certificato del medico di base? Pensano che il Prosecco li abbia resi più furbi dei colleghi romani?

19 settembre 2013 - Sindacati di polizia. - I cittadini chiedono di potersi organizzare in ronde e i sindacati di polizia sono contrari; eppure non sarebbe male se di notte i cittadini potessero fermare chi imbratta i muri delle case o danneggia beni pubblici.
- Il ministro della giustizia pensa di introdurre il bracciale elettronico e i sindacati di polizia sono contrari; eppure in altri paesi europei funzionano benissimo e fanno risparmiare milioni.
- Un privato offre una taglia per la cattura di un omicida e i sindacati di polizia sono contrari; eppure nessuna norma e nessuna morale vieta le taglie, in altri paesi europei sono usuali. In Italia, dove un testimonio rischia spesso più del reo e dove la giustizia lo costringe a testimoniare a proprie spese in processi che durano anni, un incentivo sarebbe solo utile.
- Agenzie di investigazione e guardie giurate sono soggetti a regolamenti del ministero che li trattano come potenziali delinquenti.
- Ogni volta che si parla di armi  i sindacati di polizia sostengono che i cittadini vanno disarmati perché a proteggerli ci pensano loro; fanno finta di dimenticarsi che solo un reato su dieci viene punito, secondo statistiche che tengono conto solo dei reati denunziati!
Ma se invece di fare i sociologi e i moralisti, se invece di voler dirigere l’Italia, pensassero a migliorare il ministero dell’Interno, se ottenessero di non far nominare i sindacalisti a dirigenti, se chiedessero di mandare a fare i poliziotti tutti coloro che sono occupati in compiti di assurda burocrazia, non sarebbe meglio?

30 agosto 2013 - Poligono di Tiro a Marmore (Terni). La procura della repubblica chiede il sequestro del  poligono “perché privo di licenza” e il GIP lo concede. Il danno è enorme perché erano in calendario impegni molto importati  come le quattro gare internazionali di tiro dinamico, previste proprio nei primi di settembre, che riuscivano a garantire la presenza di circa 250 atleti a competizione. Persi anche i tradizionali corsi di formazione dell’Accademia Benelli-Beretta, capaci di portare giovani appassionati dello “sparo” in tutto il comprensorio. E che dire poi dei quasi 300 soci provenienti da tutta Italia, che da sempre affollano il poligono di Marmore e ora costretti ad emigrare in altri lidi.  Dice il titolare “Purtroppo saremo fuori anche dai prossimi appalti - dicono dalla proprietà - con conseguenze facili da intuire. Proprio ieri le nostre pedane dovevano essere a disposizione dell’Esercito militare per i rituali addestramenti. Dalla Folgore erano previsti 170 giovani tiratori, invece…”
Il 10 settembre  il Tribunale del Riesame revoca i sequestro.
Sono cose sconvolgenti: a Terni, dove vi è un arsenale militare famoso,  dove di armi si parla, si è riusciti a trovare degli strani funzionari di polizia giudiziaria  e degli strani giudici che pretendono di applicare la legge senza conoscerla o capirla. O forse dei giudici per i quali, come sempre avviene, l’appuntato Cacace è la fonte del sapere per ogni legge al di fuori dei quattro codici. E che, quando nel provvedimento citano il 3° comma dell’art. 57 del TULPS che prevede una licenza per i poligoni, non sono capaci di leggere il comma successivo che rimanda l’entrata in vigore della norme alla emanazione di un regolamento che non esiste ancora!
Io non so che cosa abbia fatto Berlusconi, ma con una giustizia così comincio anch’io ad avere i miei dubbi ed a pensare che se i giudici pagassero i danni per simili sbagli, ci potremmo considerare un po' più civili.

31-8 2012 - Val di Susa - Non si può negare che vi sia un certo accanimento contro chi usa armi; basta una vecchia carabina ad aria compressa  senza matricola per prendersi due anni di galera, basta un coltellino con tre centimetri di lama bloccabile per beccarsi un anno di arresto, basta un bossolo schiacciato per essere arrestato per detenzione di parte di munizioni da guerra.
Poi uno legge le cronache della Val di Susa e dei NoTav e scopre che in Italia si possono portare ed usare ordigni incendiari ed esplosivi, si possono compiere azioni di terrorismo con tali ordigni, ci si può organizzare in banda armata, si possono compiere dei tentati omicidi, tutti reati da almeno 10 anni di galera l’uno, nella quasi totale impunità. Leggo che in altri paesi di fronte ad episodi analoghi si procede ad arresti di persone a centinaia, a processi per direttissima, a condanne drastiche che non consentono liberazioni immediate come avviene da noi.
La procura della repubblica di Torino è forse troppo impegnata a inquisire le sigarette elettroniche e non ha tempo per accorgersi che sotto suoi occhi vengono commessi i più gravi reati oggi commessi in Italia. Oppure hanno paura? Oppure ricevono ordini di partito?  Oppure la Questura le nasconde i reati? Oppure sa che intanto il tribunale è buonista? Non lo so, ma qualche cosa non quadra.
Ricordo che una diecina di anni fa in una piccola cittadina svizzera qualche centinaio di nogobal aveva organizzato una manifestazione violenta con bombe molotov; la polizia sparò quattro fucilate con pallettoni di gomma, senza ferire nessuno, e dopo due minuti i noglobal erano spariti e alla sera disdissero le altre manifestazioni già annunciate.  Il fatto è che in Svizzera pensano che faccia meno male un pallettone di gomma sul sedere di un manifestante, che non un litro di benzina che brucia addosso ad un poliziotto.

16/08/13 - Orte. Grande operazione dei Carabinieri; una persona denunziata per "detenzione illegale di coltelli" (fra cui una roncola da contadino!). Che fosse un altro arsenale della mafia"?

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15/08/13 – Ricorsi al Ministero in materia di armi – Lo sapevate che i ricorsi che i cittadini inviano speranzosi al Ministero dell’Interno per lamentare la violazione di loro diritti da parte di questori e commissari non vengono neppure aperti, salvo rarissimi casi? Il Ministero segue la regola del “silenzio-rifiuto”: se il cittadino dopo tre mesi non ha ricevuto una risposta, deve capire che il suo ricorso non è stato accolto! In spregio a tutte le regole che i vari Governi studiano per costringere i burocrati a rispettare i diritti dei cittadini. Ma per questi burocrati le leggi e gli atti del governo sono solo carta igienica con cui pulirsi la bocca, così come fanno  con le carte dei ricorsi. Questo vuol dire che al Ministero dell’Interno manca ogni controllo sull’operato dei singoli funzionari; neppure lo vogliono sapere se uno lavora bene o male, se è uno strano o un normale, se fa danni o utile. Neppure ci pensano a fare procedimenti contro i fannulloni, i prepotenti, i corrotti. Dio non voglia che questi vadano a raccontare ciò che fanno i loro superiori!

 

13/08/13 – Mondiali di Budapest. L’Italia nella scherma porta a casa  tre medaglie d’oro e tre di bronzo. Agli Europei Chiara Cainero, incinta, vince l’oro nel Tiro a volo. Piccole federazioni con pochi soldi perché non sono enti pubblici e non possono imporre gabelle ai cittadini. E l’UITS che fa? Qualcuno potrebbe fare i conti di quanto ci costa una medaglia nel tiro a segno e una nel tiro a volo?

12/08/2013 – Gratuito patrocinio. Questo istituto sta divorando i soldi destinati alla giustizia. Alle difese dei "poveri" va metà del budget per i tribunali. Un business da quasi 14 milioni di euro solo nel distretto di Palermo nel 2012: 10 milioni e 800 mila euro nel settore penale e circa 3 milioni di euro nel civile. L’istituto così come è regolato è solo uno strumento per regalare soldi agli avvocati. Come si può pensare di pagare soldi ad un avvocato per difendere gente che spesso ha molti soldi, ma essendo un delinquente o uno straniero è un evasore totale e con un meccanismo per cui l’avvocato ha l’interessa a difendere male il cliente perché così guadagna sul ricorso in appello o in cassazione? Come può lo Stato pagare per il condannato o il clandestino che vuole solo ritardare la sua espulsione dallo Stato? (Vedi http://palermo.repubblica.it/cronaca/2013/03/19/
news/cause_inutili_e_costi_record_il_business_milionario_
del_gratuito_patrocinio-54915874/
  ) Forse sarebbe il caso
di vedere come e perché in Germania spendono molto meno!

 

12/08/2013 – Caso Yara Gambirasio. Archiviata la posizione del marocchino Mohamed Fikri. Questi era stato indagato subito dopo l’omicidio (primi dicembre 2010) sulla base di  una traduzione di una sua frase fatta a “membro di segugio” dagli investigatori. Per capire ciò che aveva detto non servivano interpreti diplomati, ma bastava prendere in un carcere tre marocchini della zona di sua provenienza (anche gli arabi hanno i loro dialetti e non basta saper tradurre il Corano per capirli) e chiedere loro che cosa capivano dalla frase registrata. Ci sono voluti 57 mesi, una serie di udienze, 16 periti per riconoscere la fesseria iniziale che, evidentemente, qualcuno non voleva ammettere. Pur di non mollarlo, dopo l’accusa di omicidio era uscita fuori quella di favoreggiamento. Per i media anche un indagato innocente  serve a far credere che si è capito qualche cosa della vicenda. Non so perché, ma sento che il caso non verrà mai risolto, salvo che il colpevole confessi di sua iniziativa. Quando nelle indagini ci si accorge di aver imboccato un vicolo cieco non ci si dorme dentro, ma si corre a cercare altre strade, se già non è troppo tardi!

13/07/2013 Il giudice Pinatto finito sotto accusa perché alcuni boss di Gela (Caltanissetta), coinvolti nel processo «Grande Oriente», erano tornati in libertà per il mancato deposito delle motivazioni, a quasi otto anni dal verdetto che lui stesso aveva pronunciato nel 2000, quando era giudice nella cittadina nissena e per tal motivo rimosso dalla magistratura, è stato condannato dalla Corte dei Conti a risarcire i danni allo Stato in euro 10.000 (circa due mesi di stipendio). Strano, ad occhio avrei detto che per correre dietro ai membri della Cosca Provenzano liberati per sbaglio e attendere dal 2000 al 2013 per riemetterli in carcere, ci sia costato ben di più.

22 giugno 2013 - Giuseppe Gulotta, accusato insieme ad altri due giovani di aver commesso la strage di Alcamo viene assolto a 36 anni dal fatto e dopo 21 anni di carcere.

10 luglio 2013 - La Cassazione pronunzia la sentenza nr. 29483 in cui stabilisce che qualsiasi temperino o coltellino, anche con lama di pochi centimetri non affilata o non appuntita, se ha il blocco di lama è un pugnale; vale a dire che per miracolo paranormale diventa un oggetto con lama appuntita a doppi filo di almeno 20 cm, destinato al combattimento; va denunziato e lo possono vendere solo gli armieri, non può essere portato neppure per giustificato motivo, i negozianti che li vendono vanno incarcerati.

22 ottobre 2012 – Terremoti - Il Tribunale dell’Aquila condanna sette membri della Commissione  Grandi Rischi a sei anni di carcere per non aver avvisato la popolazione che arrivava un terremoto. La sentenza di 950 pagine segna una pagina miliare nella sismologia  moderna; finalmente si sa come predire i terremoti (Vedi  il libro La condanna della Commissione Grandi Rischi. Responsabilità istituzionale e obblighi di comunicazione nella società del rischio di Stefano Cianciotta e Fabio Alessandroni). 

 


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