Enciclopedia delle armi - a cura di Edoardo Mori
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Giudici di pace e giudici onorari non possono andare armati senza licenza
(Cass, 24 marzo 2015 n.22567 SBAGLIATA)

Dicevano i latini, creatori di un ottimo diritto, rovinato poi da duemila anni di masturbazioni giuridiche di menti deboli, che summum jus, summa iniuria e cioè che la norma giuridica tirata all'estremo, produce delle grandissime ingiustizie. È quando la giustizia diventa alta e terribile, giustamente raffigurata con la benda sugli occhi; alcuni dicono perché non è capace di vedere la verità e la realtà, altri dicono perché non vuol vedere le cavolate che fanno i giudici.
Il caso esaminato è semplice: un magistrato onorario in servizio presso il  tribunale di Napoli ove svolgeva funzioni di Vice Procuratore onorario (cioè fa il PM nelle udienze penali) viene arrestato in flagranza di reato perché, avvalendosi della sua qualità di magistrato, detiene e porta una pistola senza averla denunziata e senza licenza di porto. Il GIP del Tribunale lo scarcerava rapidamente con tante scuse, affermando che egli aveva rispettato le norme di legge; il Procuratore della Repubblica impugnava la liberazione.
Già a questo punto qualsiasi cittadino si chiede giustamente: ma che mente può avere chi smania di tenere in galera un suo collega che sicuramente ha agito convinto di essere nel suo pieno diritto e in cui senz'altro mancava ogni forma di dolo?
Ciò si può affermare con certezza perché è opinione comune che i magistrati onorari siano equiparati, rispetto alla armi, ad ogni altro magistrato e la lettera della legge sembra chiara, tanto che io stesso l'ho interpretata sempre in tal senso.
L'art. 73 Reg. TULPS limitava tale diritto ai pretori, pubblici ministeri e giudici istruttori; l'art. 7 della legge 36/1992 vi ha aggiunto i magistrati dell'ordine giudiziario e perciò è stato ritenuto che vi rientrassero, i giudici dei tribunali amministrativi, i giudici della Corte dei Conti, i giudici di pace, i magistrati onorari (ma non i componenti delle commissioni tributarie).
Ciò in forza della legge sull'ordinamento giudiziario, R.D. 30 gennaio 1941, n. 12, art. 4, che recita:
1 - L'ordine giudiziario è costituito dagli uditori,  dai  giudici  di ogni grado dei tribunali e delle corti e dai magistrati del  pubblico ministero.  
2 -  Appartengono  all'ordine  giudiziario  come  magistrati  onorari  i giudici conciliatori, i  vice  conciliatori,  i  giudici  onorari  di tribunale, i vice procuratori, gli esperti del tribunale ordinario  e della sezione di corte di appello per i minorenni  ed,  inoltre,  gli assessori della corte di assise e gli esperti della magistratura  del lavoro nell'esercizio delle loro funzioni giudiziarie.

Ora io sfido chiunque a leggersi queste norme e a dedurre che i magistrati onorari appartengono all'ordine giudiziario, ma non ne fanno parte! Ma se la parola appartenere vuol proprio dire fare parte di un corpo, di un’organizzazione, di una categoria sociale (v. Enciclopedia Treccani)?
Eppure i giudici della cassazione, che fanno impallidire la dialettica dei maiali della fattoria di Orwell, sono arrivati ad affermare  che, dopo aver visto una decina di sentenze civili e tutta la normativa civile e amministrativa "i maiali sono tutti eguali, ma alcuni sono più maiali degli altri".
Si badi che la citata sentenza a Sezioni Unite del 2011 riguardava la richiesta di un magistrato onorario di potersi iscrivere all'albo degli avvocati dopo un certo numero di anni, come previsto per i magistrati ordinari, e che la sbandierata ordinanza della Corte Costituzionale riguardava la richiesta di ottenere il pagamento di una speciale indennità che spetta ai magistrati ordinari.
Quindi delle decisioni che riguardavano problemi del tutto particolari riferibili a problemi di carriera e ben si può capire che il controllo svolto sui magistrati onorari non è tale da consentire di dare per certo che saranno anche dei buoni avvocati (il magistrato ordinario ha superato un concorso pubblico, quello onorario no) e che certe indennità si comprendono per chi fa una carriera  ufficiale e non per chi è provvisorio. Ma le armi non sono mica date ai magistrati come status simbol! Possono andare armati perché si presume che siano esposti ad un rischio particolare e di sicuro rischia altrettanto il PM che va in udienza quanto quello che sta chiuso del proprio  ufficio blindato.
Ma per la Cassazione è normale  stabilire che è giusto condannare chi ha seguito le massime della Cassazione valide fino al momento del fatto e non si era reso conto che la cassazione stava per cambiare idea! E per la Cassazione è normale dichiarare delinquente chi ha solo letto la legge come è scritta e non ha saputo studiare e cogliere tutte le sfumature, anche in altri rami del diritto, che avrebbe potuto trovare studiando diritto in una biblioteca! Ma perché, visto che loro hanno una conoscenza globale, si dimenticano regolarmente la sentenza della Corte Costituzionale  nr. 364 del 1988 la quale ha stabilito che la pensa può essere inflitta solo se chi ha agito ha bisogno di essere corretto e sapeva di violare la legge?

Ci vuol poco a comprendere che il sistema ha molti punti deboli e che troppo spesso la giustizia non solo è cieca, ma dà botte da orbi!
Nel caso di specie, con un minimo di sensibilità e rispetto per i diritti umani,  ben potevano affermare il principio che i magistrati onorari non hanno diritto di andare armati senza licenza, ma era doveroso scrivere che non si può arrestare e mettere in carcere un onest'uomo per un cavillo e che quello era il tipico caso attribuibile ad un giustificatissimo errore sulla norma penale e quindi non punibile.

Aggiungo che se i giudici, la cui conoscenza pare non essere poi tanti globale, si fossero alzati dalla sedia e fossero andati nella cancelleria della stanza accanto, avrebbero saputo che erano lo stesso ministero della Giustizia e gli stessi uffici giudiziari ad essere d'accordo sul fatto che i magistrati onorari hanno diritto di andare armati, così che rilasciavano loro un apposito tesserino come quello che qui riproduco:

tetesserino GO

I giudici onorari non hanno infatti alcun altro documento da cui risultino le funzioni svolte.

Certo una poderosa giustizia quella in cui si può essere messi in carcere per aver fatto ciò che dicono di fare il ministero e gli altri giudici!


Ecco il testo della sentenza

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
PROCURATORE DELLA REPUBBLICA PRESSO IL TRIBUNALE DI NAPOLI nei confronti di SALOME' SALVATORE  avverso l'ordinanza n. 11863/2014 GIP TRIBUNALE di NAPOLI, del 08/05/2014

Il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Napoli ricorre avverso l'ordinanza emessa in data 8.5.2014, con la quale il G.I.P. del Tribunale partenopeo, in esito all'udienza celebratasi ai sensi dell'art. 391 c.p.p., non aveva convalidato l'arresto di SALOME' Salvatore, eseguito per i reati di detenzione e porto illegali di arma (Beretta modello 98 FS cal. 9x21), in quanto l'indagato esercitava le funzioni di Vice Procuratore Onorario presso il predetto Tribunale e, quindi, trovavano applicazione, nella specie, gli artt. 73 R.D. n. 635 del 1940 e 38, comma 2, lett. c), del T.U.L.P.S., che autorizzano i magistrati a portare senza licenza le armi di cui all'art. 42 del R.D. n. 773 del 1931 e li esonerano dall'obbligo di denuncia.
Il Procuratore ricorrente deduce inosservanza ed erronea applicazione di norme (del T.U.L.P.S. e del relativo regolamento), per avere il Giudice a quo indebitamente equiparato la posizione di magistrato onorario a quella di magistrato dell'Ordine giudiziario, nonostante in alcune pronunce della giurisprudenza di legittimità, seppure emesse ad altri fini, sia stato affermato il contrario.
CONSIDERATO IN DIRITTO

  1. Il ricorso è fondato.
  2. Questa Corte ha già enunciato, con riferimento ai Vice procuratori onorari, ai Giudici conciliatori e ai Giudici di pace, il principio di diritto per il quale i "magistrati onorari" nominati in base alla legge sull'ordinamento giudiziario come previsto dall'art. 106 Cost., comma 2, non sono equiparabili a quelli dell'ordine giudiziario (Sez. U civili n. 7099 del 29/3/2011, Rv. 616932; n. 8737 del 4/4/2008, Rv. 602343; n. 4905 del 2/6/1997, Rv. 504877), affermando che, mentre i Giudici di professione costituiscono l'Ordine giudiziario di cui al R.D. 30 gennaio 1941, n. 12, art. 4, comma 1, ordine cui l'art. 104 Cost., garantisce l'autonomia e indipendenza da ogni altro potere, i Giudici onorari hanno riconosciuta dallo stesso ordinamento giudiziario solo una appartenenza "funzionale" allo stesso ordine giudiziario (secondo comma del citato art. 4).

E' stato precisato, nelle suddette pronunce, che la netta differenziazione tra magistrati di ruolo e "magistrati onorari" deriva sia dal sistema di nomina (mediante concorso per i primi, tranne l'eccezione espressamente prevista dall' art. 106 Cost., comma 3), sia dalla temporaneità e tendenziale gratuità delle funzioni esercitate dai secondi.
Anche la Corte Costituzionale, con ordinanza n. 479/2000, ha motivato la declaratoria di manifesta infondatezza della questione di costituzionalità della L. n. 27 del 1981, art. 3, e della L. n. 425 del 1984, artt. 1 e 2, rimarcando come non siano tra loro raffrontabili, ai fini di uno scrutinio di costituzionalità, la posizione dei magistrati professionali e quella dei magistrati onorari, né le varie categorie di magistrati onorari tra di loro, trattandosi di pluralità di situazioni, differenti tra loro, per le quali il legislatore, nella sua discrezionalità, ben può stabilire trattamenti differenziati.
Il Giudice delle leggi ha successivamente confermato che "secondo la giurisprudenza della Corte, la posizione dei magistrati che svolgono professionalmente ed in via esclusiva funzioni giurisdizionali non è raffrontabile a quella di coloro che svolgono funzioni onorarie, ai fini della valutazione del rispetto del principio di uguaglianza invocato dal giudice rimettente: situazioni diverse devono essere disciplinate in modo diverso, per evitare che un giudizio di forzata parificazione possa produrre, a sua volta, nuove e più gravi disparità di trattamento giuridico" (Corte Cost. n. 60/2006).

  1. Riaffermato e condiviso il principio della non equiparazione della posizione di magistrato ordinario e di magistrato onorario, dello stesso non può non farsi coerente applicazione in materia di detenzione e porto illegali di armi.

Dal coordinamento delle disposizioni dettate dagli artt. 38, comma 2, lett. c), T.U.L.P.S. (che esonera dall'obbligo di denuncia di detenzione "le persone che per la loro qualità permanente hanno diritto ad andare armate, limitatamente però al numero ed alla specie delle armi loro consentite"), 73 del R.D. 6.5.1940, n. 635 ("Il capo della polizia, i prefetti, i vice-prefetti, gli ispettori provinciali amministrativi, gli ufficiali di pubblica sicurezza, i pretori e i magistrati addetti all'ufficio dei pubblico ministero...sono autorizzati a portare senza licenza le armi di cui aii'art. 42 della legge") e 7 L. n. 36 del 21.2.1990 ("Ai soli fini della difesa personale è consentito il porto d'armi senza la licenza di cui all'articolo 42 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, approvato con regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, oltre che alle persone contemplate dall'articolo 73 del regio decreto 6 maggio 1940, n. 635, recante regolamento di esecuzione del citato testo unico, ai magistrati dell'ordine giudiziario, anche se temporaneamente collocati fuori del ruolo organico, ai personale dirigente e direttivo dell'Amministrazione penitenziaria"), si desume in modo inequivocabile che l'esonero dall'obbligo di denuncia di detenzione e l'autorizzazione al porto di armi si riferiscono, per quel che qui rileva, esclusivamente ai "magistrati dell'ordine giudiziario", tra i quali non rientrano, per quanto sopra esposto, i magistrati onorari.
Nel caso di specie, concernente la posizione di SALOME' Salvatore, in atto esercitante le funzioni di Vice procuratore onorario presso il Tribunale di Napoli, non poteva, pertanto, considerarsi insussistente - come erroneamente ritenuto dal G.I.P. partenopeo - il fumus dei reati di detenzione e porto illegali di una pistola semiautomatica Beretta mod. 98 FS calibro 9x21 con relativo munizionamento.

  1. In adesione all'orientamento maggioritario della giurisprudenza, l'annullamento dell'ordinanza impugnata va disposto senza rinvio, poiché l'eventuale rinvio del provvedimento impugnato solleciterebbe il Giudice a quo ad una pronuncia dal valore meramente formale, senza alcuna produzione di effetti giuridici (Sez. 2, n. 13287 del 14/1/2014, P.M. in proc. Bombaci e altro, Rv. 261817; Massime precedenti Conformi: N. 24679 del 2006 Rv. 235136, N. 26207 del 2010 Rv. 247706, N. 45910 del 2013 Rv. 258162, N. 12508 del 2014 Rv. 260000; Contra: Sez. 6, n. 38791 del 9/5/2014, P.M. in proc. Fofana, Rv. 260931, secondo la quale "l'annullamento, su ricorso del P.M., dell'ordinanza di non convalida dell'arresto va disposto con rinvio e il giudizio conseguente, che si svolge nei confronti di arrestato restituito alla libertà, è circoscritto al solo controllo di legalità dell'avvenuto arresto").

P.Q.M.
Annulla senza rinvio l'ordinanza impugnata.
Così deciso in Roma, il 24 marzo 2015

 


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